GEAPRESS – Non faceva del male a nessuno, ammesso che questo possa giustificare quanto successo, ed aveva pure una casa abitata da persone che lo amavano e lo coccolavano. Non un randagio, come quelli di altre storie che già abbiamo sentito per Castelvetrano (TP).

I pallini lo hanno trafitto al petto e nelle zampe anteriori. Bobbetto, questo il nome del cagnetto bianco di Castelvetrano, si è penosamente diretto verso il suo padrone, cercando di trascinarsi con le zampe anteriori sanguinanti.

Mario Signorello, che ha raccontato quanto successo al portale Castelvetrano Selinunte, si era appena ricreato del respiro di primavera arrivato dopo lunghi giorni di freddo e maltempo. Poi il colpo di fucile. Bobbetto non è in casa. Appena il tempo di precipitarsi fuori e un attimo di illusione. Bobbetto è come al solito innanzi casa, vicino la strada. Solo che qualcuno, chissà in base a quale istinto crudele, ha imbracciato il fucile e lo ha centrato. Ha avuto appena il tempo di avvicinarsi al suo padrone e morire guardandolo.

Fine di un cane, questa volta padronale. Fine di uno dei tanti che lascia la vita per motivi (qualora ci fossero) comunque ingiustificabili. Forse solo un tiro al bersaglio. Il racconto del suo padrone è un racconto pulito, oltre che commovente.  Niente reconditi motivi. Solo crudeltà subita che, si spera, venga almeno in questo caso perseguita e punita.

Ci siamo guardati negli occhi senza mai distoglieli per nessun motivo – scrive il padrone di Bobbetto –  mentre disperatamente lo accarezzavo esalò l’ultimo respiro e morì tra le mie braccia! “.

Nessuna vendetta, ma giustizia. A Castelvetrano sono stati raccontati ormai numerosi episodi di questo genere. Niente peculiarità. Probabilmente una sensibilità pronta  a recepire  e rilanciare indignata la notizia.

Mentre oggi cervamo di sapere qualcosa di più sul cane gettato  nel cassonetto e dato alle fiamme a Palermo (vedi articolo GeaPress), una signora abitante a Carini,  a pochi chilometri del capoluogo siciliano, ci riferiva una storia analoga.

Era andata al canile con una amica desiderosa di adottare un cagnolino. Missione compiuta e cagnolino adottato. Poi la storia, l’ennesima. Un colpo di fucile, tempo addietro. Per una persona che si è crudelmente divertita, un’altra si è indignata. Non ci sono altre strade. Chiedere leggi severe ed una capillare azione di sensibilizzazione. Un ritorno ai volori. Ci sono, quelli veri e c’è chi, in ogni angolo d’Italia, li tutela. Senza queste persone nulla si saprebbe di quanto succede. Non sapremmo come poter migliorare. Senza illusioni di leggi che (non) sbattono in galera  nessuno (ammesso che questa sia la strada) ma solo rimanendo con i piedi per terra e chiedere giustizia vera.  Senza mezzi, però, si rischia di emulare Don Chisciotte e suoi mulini a vento. Armi spuntate contro chi, un giorno qualsiasi, vede un cane , imbraccia il fucile e si diverte sparandogli al petto.

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