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GEAPRESS – Tre dogo argentino ed un pit bull sono stati sequestrati il 28 luglio scorso grazie all’intervento del personale tecnico del SITA (Servizio Interprovinciale Tutela Animali) e dei Carabinieri del Comando Stazione di Castelveccana, in provincia di Varese.

Stante quanto riportato dal SITA i tre cani sarebbero stati detenuti in condizioni tali da far ravvisare la possibile violazione dell’art. 727 del Codice Penale sulla detenzione di animali in condizioni incompatibili con la propria natura e produttiva di gravi sofferenze. Gli animali, stante le rilevanze investigative, sarebbero stati detenuti in fatiscenti serragli ubicati nel cortile di una abitazione. Tale locale è ora anch’esso sottoposto a sequestro preventivo.

I luoghi detenzione, sarebbero stati realizzati con materiale di risulta quali reti metalliche da cantiere pingue di spigoli e spuntoni, ed avevano il fondo in semplice terra battuta frammista a urina e feci in gran quantità. Una mera fanghiglia, sempre secondo gli inquirenti, con l’umidità notturna e le precipitazioni meteoriche, così come avrebbero accertato durante tutti i sopralluoghi precedenti. Da qui le nauseabonde esalazioni, ovvertiti a quanto pare da vicinato e passanti.

Sempre secondo il SITA, tale situazione sarebbe già stata nota, tanto che la Polizia Giudiziaria del SITA, unitamente ai Carabinieri, aveva  tentato di risolvere il problema cercando di evitare misure cautelari reali quali il sequestro preventivo. In tal senso si era giunti ad interessare anche il Sindaco di Castelveccana (VA) il quale nella sua qualità di autorità sanitaria locale, lo scorso Marzo, su istanza del SITA, aveva emesso una ordinanza contingibile ed urgente affinché i proprietari adeguassero i ricoveri e provvedessero, di conseguenza, ad una diversa gestione degli animali.

Un recente soprallugo aveva inoltre rilevato come i cani, sarebbero stati afflitti da vistose lesioni alle orecchie, da ricondursi probabilmente al  continuo grattarsi forse derivante dell’otite parassitaria di cui tutti risultavano affetti. Fastidio acuito anche dalle mosche che, richiamate in loco dagli escrementi, in gran quantità si posavano su di esse, con conseguente nocumento e tormento per gli animali.

I cani ora sottoposti a sequestro preventivo sono stati trasferiti a Luino (VA), presso la struttura convenzionata con il Comune di Castelveccana (VA).

Gli sviluppi della vicenda sono però arrivati dall’Ufficio del GIP del Tribunale di Varese. Il Dott. Giuseppe Battarino, a cui il PM di turno, Dott. Agostino Abate aveva chiesto la convalida del sequestro preventivo eseguito di iniziativa dalla Polizia Giudiziaria, ha ritenuto che quanto accertato non integrasse tanto la contravvenzione di cui all’art. 727 com. 2 Codice Penale (inidonee detenzioni) bensì il più grave reato delitto di cui all’articolo 544-ter Codice Penale (maltrattamento doloso), aumentando quindi la gravità del reato contestato.

Sia il PM sia il GIP facevano inoltre propria la novità giuridica proposta dal SITA circa l’applicabilità, relativamente agli animali, dell’art. 674 del Codice Penale (Getto pericoloso di cose): “Chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero,  nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a 206  Euro”. Questo perchè, sottolinea il SITA,  le nauseabonde esalazioni avrebbero comunque costituito una molestia.

I pochi precedente giuridici erano relativi solo ad allevamenti zootecnici o ad un numero rilevante di animali. Mai si era infatti pensato di applicare l’art. 674 al caso in questione, ovvero a “soli” 4 cani nel cortine di una abitazione privata.

Dunque, un ulteriore strumento giuridico ai fini della tutela giuridica degli animali. In tal maniera  potrebbe infatti essere perseguito chi, non provvedendo all’accurata igiene dei ricoveri nei quali sono detenuti gli animali, si potrebbe rendere responsabile di causare odori nauseabondi.

In ultimo, sui fatti di Castelveccana, anche la contestazione dell’articolo 650 del Codice Penale, sul mancato rispetto di un ordine dell’Autorità. In questo caso l’Oridnanza con la quale si poteva risolvere il caso.

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