GEAPRESS – Sta meglio e adesso si trova in un posto sicuro, amorevolmente accudito, il cane rinvenuto in via Canneto a Piedimonte Matese (CE), chiuso in un sacco e pure incaprettato. Se non ci fosse la foto si stenterebbe a crederlo; la perversione, la cattiveria umana non conosce limiti, il baratro è senza fondo.

Eppure la storia del cane di via Canneto, forse, è una storia di ordinaria amministrazione tra tutti quelli (e sono ancora troppi) che considerano altri viventi solo in funzione del proprio interesse, del proprio tornaconto personale. Spesso c’è più sim/patia nei confronti dell’automobile portata allo sfasciacarrozze (un piccolo gesto di commozione nell’abbandonarla) o per il motorino lasciato, senza riparo, sotto la pioggia (si inzupperà tutto!).

A raccontare la storia di questo cane è PierAngelo Fontana di Alife (CE), il volontario che lo ha trovato e curato e che, quotidianamente, si prende cura dei randagi della zona.

Come ogni mattina mi stavo recando al Rifugio Mascherina dove, da solo, accudisco oltre 200 cani – racconta a GeaPress Pierangelo Fontana – All’improvviso in aperta campagna, a qualche metro dalla strada, ho visto un sacco giallo. In un primo momento ho pensato al ‘solito’ sacco di immondizia abbandonato dal ‘solito’ incivile. Ma poi ho visto sbucare la testa di un cane.  Brusca frenata, sono sceso e mi sono avvicinato. Il cane, impaurito e sofferente, mi ha ringhiato quando ho cercato di liberarlo. Allora ho preso una scatola di cibo umido e gliel’ho offerto, sperando di superare la sua diffidenza. Sulla testa il cane presentava i segni evidenti della rogna, ho messo del medicinale specifico nel cibo, ma già mi domandavo come proseguire le cure necessarie se il cane, una volta liberato, fosse fuggito. Piano, piano ho cominciato ad aprire il sacco, preparandomi alla fuga del cane; impossibile perchè il poveretto era anche incaprettato!”

Nessuna possibilità era stata concessa al cane dal suo aguzzino! Doveva morire e doveva morire male. Doveva morire lentamente. Doveva espiare colpe non sue. L’inferno dantesco è un picnic in confronto alle “pene” che gli umani infliggono agli altri viventi.

Con un po’ di coraggio sono riuscito a liberarlo definitivamente – continua  PierAngelo – ovviamente, una volta libero, è subito scappato, ma poi si è lasciato avvicinare. Ora è al sicuro, in un vecchio casolare, dove sta ricevendo le cure del caso“.

Noi tutti ringraziamo PierAngelo per quello che ha fatto.

Ci sarà mai un’indagine tesa ad individuare l’autore del delitto?
La foto del cane andrebbe stampata e diffusa, soprattutto ai bambini, per far conoscere la scuola di  sterminio, di rappresaglia che si esercita sui viventi per addormentare le coscienze.

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