avvelenamento
GEAPRESS – Un cucciolone tranquillo. Un randagio simile ad un maremmano accudito dai volontari del posto. Lo hanno trovato poche ore addietro tra le macchine. Qualcuno, nottetempo ha distribuito il veleno.

Nascosta dal buio, una mano vigliacca ha posto fine ad una presenza tranquilla. Una nota diversa vicino all’ex campo profughi, più volte additato per quelle colonne di fumo non controllato.

La preoccupazione dei volontari è che nei luoghi possa esserci altro veleno. Non è la prima volta che capita, nonostante i rischi che riguardano la stessa incolumità dell’uomo.

La storia di quel cane – riferisce a GeaPress Marco Cocco, volontario dei luoghi – è un esempio di quanto succede nel territorio. Come un firma del disinteresse a squallore che caratterizza la zona dell’ex campo profughi, ormai divenuta una sorta di discarica a cielo aperto. Basta fare un giro per le campagne e trovare rifiuti di ogni genere“.

Qualcuno, però, in quello squallore si è trovato  a proprio agio. E’ andato a colpo sicuro uccidendo il povero cucciolone che forse, tra quella immondizia, cercava un po’ di cibo. Per qualcuno, però, era diventato un problema. “Un problema che andava affrontato ed eliminato – conclude con amarezza Marco Cocco – Non importa se ti rubano la vita, se avvelenano la tua terra, i tuoi polmoni”.

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