cane strangolo
GEAPRESS – Sembrava dormire, la cagnolina di media taglia trovata ai bordi dell’asfalto, con la testa adagiata nei cespugli,  tra Capua e la frazione di Sant’Angelo in Formis. Marco Cocco stava percorrendo quella strada, quando gli è sembrato riconoscere uno dei cani accuditi dai volontari della zona. Al richiamo di Joy, però,  non sopraggiungeva alcuna rispota. Avvicinatosi al cane, l’amara sopresa. Un randagio in realtà ancora sconosciuto nella zona, con al collo un cappio di corda rossa di nylon lunga quasi tre metri.

Uno shock per Marco Cocco il quale, poche settimane addietro, aveva già subito quello di uno dei gatti da lui accuditi, trovato impiccato nei giardinetti della scuola (vedi articolo GeaPress).

Ad intervenire sul posto i Carabinieri di Capua ed il dott. Luigi Di Monaco dell’ASL territorialmente competente. Sull’asfalto i segni del trascinamento mentre, da informazioni assunte in loco, sembrerebbe che la notte tra il 19 ed il 20 scorso, sono stati uditi dei guaiti di un cane e voci di persone provenire proprio da quella strada. Oggi, il corpo della povera cagnetta, verrà consegnato per gli esami autoptici all’Istituto Zooprofilattico di Napoli. Dai suoi laboratori si attenderà l’esito delle analisi, anche se i volontari hanno pochi dubbi sulle cause della morte.

MI sembra abbastanzo evidente quanto successo – riferisce a GeaPress Vincenzo Caporale, volontario della zona – Non si tratta di uno smaltimento, peraltro illegale, di un cane morto. Sull’asfalto ci sono segnali inequivocabili, quel cane è stato trascinato ancora in vita con la corda di nylon attorno al collo“.

Maltrattamenti che procedono a ritmo incalzante e che hanno portato gli animalisti della zona ad indire per il prossimo primo settembre, alle ore 18.30, una fiaccolata di protesta nella città di Capua. “Bisogna reagire – aggiunge Vincenzo Caporale – bisogna scuotere le coscienze e prevedere, per i reati di maltrattamento degli animali, pene più potenti e di certo non quelle che ci sono ora“.

Un’altro randagio, dunque, proveniente da chissà dove, finito crudelmente ai bordi di una strada. Anche nell’ipotesi che si tende ad escludere (ovvero la rimozione di un cane morto) nulla toglie alla gravità di quanto successo. Si attendono ora gli esami dell’Istituto Zooprofilattico, ma quanto accaduto la dice lunga sul senso di impunità che sembra caratterizzare chi maltratta gli animali.

Vale la pena sottolineare che anche qualora gli sciagurati esecutori venivano sorpresi in atto di uccidere il cane, la legge 189/04 che dovrebbe proteggere gli animali, non prevede nemmeno l’arresto in flagranza di reato. Così di fatto rimane anche nell’ipotesi di condanna definitiva, dal momento in cui le previsioni di reclusione previste dall 189/04  sono ben al di sotto della soglia di punibilità. Soglia, peraltro, ulteriormente innalzata con il recento Decreto “svuota carceri”.

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