GEAPRESS – Tutto è iniziato nell’agosto 2009, quando un capriolo precipita da una rupe di San Marino e poi, dopo successivi rotolamenti, finisce in un vicolo. Sul luogo si radunano alcune persone e così il capriolo ferito viene … finito a bastonate!

Dicono che si lamentava come un cane ed allora l’hanno finito per pietà. Ovviamente nessuno ha creduto a questa storia e da qualche parte trapelò la notizia che si trattasse di ragazzi di buona famiglia, forse cacciatori, che avevano abusato di droga ed alcool. Sta di fatto che il corpo del povero animale viene caricato su una macchina che scompare alla svelta. Qualcuno arrivò a prendere il numero di targa ma fin dall’inizio le cose non si misero bene. Sulla vicenda arrivò l’Associazione Sammarinese Protezione Animale (APAS) che riuscì a coinvolgere il Segretario alla Giustizia il quale scrisse ai corpi di Polizia della Repubblica di San Marino.

Il primo passo fu l’individuazione del proprietario della macchina. Questo, fin dall’inizio, ammise la sua presenza (… la sua macchina era lì….), ma non si dichiarò responsabile del bastonamento. Anzi non conosceva neanche gli autori, sebbene si fosse caricato in macchina il corpo dell’animale. Curioso comportamento. Prendersi in macchina un povero animale ucciso a bastonate da alcuni sconosciuti ed andare via.

Passa del tempo e viene individuato un secondo soggetto. Anche lui, (… figuriamoci), non conosceva gli autori del bastonamento. Sembra quasi che i fatti siano avvenuti in una grande città e non certo in una comunità decisamente circoscritta. Ad ogni modo dichiara di avere solo aiutato a caricare in macchina il capriolo ucciso. Un comportamento ancor più enigmatico. Ed il corpo del capriolo che fine aveva fatto? Il primo buon “samaritano” lo aveva poi gettato in un cassonetto sebbene, guarda caso, fuori confine.

L’APAS, in questi mesi, non ha mai mollato la vicenda. Anzi ha inviato lettere, indetto petizioni, nonché la costituzione di parte civile al processo che due giorni addietro si è concluso con la condanna del primo soggetto ad una pena pecuniaria di 4000 euro ed al pagamento delle spese processuali e legali. La principale condanna, sentendo quanto raccontano gli aderenti dell’Associazione Sammarinese Protezione Animale, è però quella dell’omertà. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).