GEAPRESS – Da una settimana con un laccio metallico attorno al cinto pelvico. Un filo, del tipo di quelli utilizzati per il freno delle biciclette. I bracconieri li piazzano lungo i camminamenti della fauna selvatica. Cinghiali o altri ungulati, che rimangono bloccati nel cappio che inizia a stringere sulle zampe, fino ad amputare. Oppure al collo o nell’addome. Dipende dalla grandezza dell’animale e dalla parte del corpo che è rimasta bloccata nella stretta micidiale.

Il povero cane di Capaccio (SA), è in questo stato ormai da più giorni.

Il cappio metallico è stato forse spezzato dallo stesso bracconiere una volta accortosi di avere sbagliato preda. Stringe attorno al pene del povero animale che però, di farsi prendere, non ne vuole sapere. Fino a stamani i volontari del luogo, dietro consiglio di più Veterinari, hanno provato ad avvicinarlo. Questo dopo che erano risuciti a somministrare dei tranquillanti con del cibo. Il cane, però, sembra accorgersi all’ultimo minuto di quanto sta accadendo attorno a lui. Ringhia proprio quando i volontari riescono ad essere molto vicini. Poi uno scatto ed è lontano quanto basta per non farsi prendere.

Oggi hanno provato ad avvicinarlo alcuni animalisti arrivati da Salerno. Avevano portato una gabbia, ma anche questa si è rivelata inefficace. Dovrà ora intervenire un altro Veterinario. Forse con una cerbottana ed il dardo soporifero.

Nei giorni scorsi si è arrivati a sfioralo con un bastone leggero, proprio nel punto dove il cappio ha ormai formato una evidente ferita. Si rischia, però, di peggiorare la situazione. Il nodo scorsoio, sebbene non sia più legato al paletto che lo teneva sorretto lungo il camminamento, assolve ancora alla sua funzione. Stringe maledettamente ed il rischio è che il grosso cane rimanga in qualche maniera impigliato ad un qualsiasi ostacolo. Un cespuglio, ad esempio, che riesce nuovamente a far leva nel nodo metallico che così riprenderebbe a  stringere.

Il gruppo di animalisti locali, che avrebbe già trovato per lui una sistemazione, vive nel terrore che possa essere chiamato un canile convenzionato. Diffidano che si possa riuscire a prenderlo. “Solo  nuovo stress – dicono convinti –  oltre al fatto che il povero animale, dopo tutto quello che sta passando, finirà in una gabbia“.

Purtroppo da quelle parti i lacci-cappio per gli ungulati sono cosa molto frequente. Una telefonata alla Forestale, parrebbe poi aver dato esito negativo. Il cane, intanto, continua a girovagare con il tremendo “laccio” stretto sul cinto pelvico. Inevitabile che si possa sviluppare una infezione, ma per poterlo dire, e soprattutto curare, occorre prenderlo. E questo, fino ad ora, non è stato possibile.

Il laccio-cappio, è una trappola micidiale molto diffusa nel mondo venatorio illegale del nostro paese. Il freno di bicicletta, proprio come quello che porta addosso il cane di Capaccio, viene sistemato come un vero e proprio cappio. Tenuto in piedi da un bastoncino e, dall’altra estremità, legato ad un arbusto o ad un altro paletto. La sua morsa è micidiale e già in numerose occasioni, si è avuto modo di trovare i poveri resti di animali morti di stenti, oppure per l’amputazione della zampa. Nel caso del cane di Capaccio, le cose sono andate diversamente. A parte i volontari, nessuno però sembra volersi occupare di lui.

Abbiamo già trovato caprette, cinghiali e due cani – riferisce a GeaPress una volontaria dei luoghi  – Da queste parti i lacci sono molto comuni e sembra che nessuno si accorga di tutto ciò. Mi piacerebbe che ci fosse più vigilanza e soprattutto che nessuno si permetta di risponderci che tanto il laccio si scioglierà da solo“.

Intanto, domani, le volontarie proveranno ad avvicinare di nuovo il cane.

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