cane a catena
GEAPRESS – Proteste per la catena ai cani e leggine regionali approvate ma subito rimesse in discussione da Consiglieri che dissentono. Sembra quasi scontato: il cane non deve stare alla catena, ma di fatto, in Italia, non vi è alcuna norma nazionale che preveda tale divieto. Una incongruenza anche alla luce delle Sentenze che hanno invece confermato il reato di maltrattamento, almeno nel caso di catene corte.

A colmare la lacuna ci sta pensando l’UGDA (Comitato Ufficio Garante Diritti Animali) che nei prossimi giorni, d’intesa con la Senatrice Paola Taverna (M5S), provvederà con un testo semplice ma tutt’ora mancante. “I cani alla catena non devono stare – dichiara la presidente di UGDA Paola Suà – Divieto unico senza deroghe in modo che non ci siano più inganni sul tempo in cui un cane viene tenuto legato, magari senza riparo, cibo e acqua“.

Provvedimenti che dovrebbero essere scontati. Pochi e chiari articoli che potrebbero, se approvati, modificare delle situazioni da troppo tempo in stallo. Tra queste, riferisce sempre l’UGDA, l’incredibile destinazione dei proventi delle sanzioni pecuniare sui casi di maltrattamento alle Regioni. Chi, per primo, è però deputato a tali controlli se non il Comune? Perchè un amministratore locale dovrebbe inimicarsi un suo cittadino che maltratta un animale se i soldi vanno poi alle Regioni?

Secondo Paola Suà i Comuni raramente  intervengono, anche se, in base al DPR 31/3/1979, spetterebbe ai Sindaci la vigilanza sull’osservanza delle leggi e dei regolamenti a tutela degli animali.  “Se dette sanzioni diventassero di competenza dei Comuni e non delle Regioni – ha concluso la presidente dell’UGDA – verrebbero applicate, dal nostro punto di vista, al pari delle multe per infrazione del Codice della Strada“.

Del resto le Regioni non incassano nulla per sanzioni mai contestate. Dunque non si capisce perchè dovrebbero opporsi.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati