GEAPRESS – In Italia, strangolare un cane, scuoiarlo, marinare i cosciotti, utilizzare la testa come trofeo e finanche mangiarlo, costa solo una denuncia a piede libero. Questo secondo la legge contro il maltrattamento degli animali n. 189 del 2004.

Il giovane che nelle colline di Firenze avrebbe così digerito il cane della sorella, è stato ora deferito all’Autorità Giudiziaria. Il Sostituto Procuratore della Repubblica dott.ssa Giuseppina Mione dovrà valutare la sua posizione, ad esempio se vi è il concorso di altre persone. Il tutto potrebbe concludersi con l’emissione da parte degli uffici del GIP di un Decreto Penale di condanna e quasi sicuramente con una multa da pagare nel caso del reato di cui all’art. 544/ter C.P., ovvero maltrattamento di animali. A maggior motivo se trattasi di un incensurato, la pena reclusiva (la sola prevista, invece, dal reato di uccisione di animali, ex art. 544/bis C.P.) viene  commutata in  sanzione pecunaria. Ogni giorno di reclusione al quale viene condannato, equivale all’incirca a 78 euro. Il Decreto Penale di Condanna, una volta accettato, estingue il reato dopo cinque anni. Si può, cioè, riprendere a mangiare cane.

Non molto diverso è poi il caso di ricorso in dibattimento. Si tratta sempre di reati la cui previsione massima di pena è troppo bassa per prevedere punizioni “esemplari” come da più parti è stato chiesto dopo l’intervento delle Guardie Zoofile di Firenze che hanno individuato e denunciato il misfatto. Specie se il giovane è incensurato, le condanne di questi reati, anche quando si concludono con l’effettiva contestazione di pena reclusiva,  vengono poi sottoposte al giudizio del Tribunale di Sorveglianza che deciderà per una pena alternativa, tipo arresti domiciliari o servizi sociali. Questo, ovviamente, una volta conclusi tutti i gradi di giudizio.

Eppure la pena reclusiva viene ancora oggi associata alla galera. Ed invece, anche in questi casi particolarmente efferati per non dire sconcertanti (come i cosciotti di cane marinato fatti vedere ieri dall’ENPA, e dal “vivo”, nel corso della conferenza stampa) rimangono di fatto privi di valido deterrente, almeno così come viene comunemente inteso. Giova appena ricordare che la legge contro i maltrattamenti di animali è particolarmente incisiva nei casi di crudeltà commessi volutamente (le condotte colpose non vengono punite) nei confronti di animali d’affezione. In altri termini per gatti o cani. Il fatto denunciato ieri da ENPA, costituisce l’esempio più grave mai registrato in Italia. Figuriamoci tutto il resto.

Nei reati venatori, ad esempio, tutti blandi ovvero di natura contravvenzionale, un cacciatore può abbattere una specie protetta, pagando non solo una ammenda (sempre a condanna definitiva) ma addirittura potendo continuare a cacciare senza problemi, dal momento in cui la sospensione della licenza scatta solo se per una seconda volta viene scoperto abbattere una specie protetta. La licenza, solo in questo secondo caso, verrà  solo sospesa, non cioè ritirata.

Per la cronaca, ieri l’ENPA ha reso noto che lunedì sette è stato rintracciato il giovane che, con taglio da macellaio, avrebbe ucciso e come sopra riportato “sistemato” i resti del cane che la sorella gli aveva affidato. Ovvero una femmina di cane corso, di circa 50 chili, di nome Cola.  Ha dichiarato che era buona, tipo sapore di tartufo.

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