GEAPRESS – Bocche cucite ad Albavilla (CO), ma indagini serrate per scoprire chi ha soffocato il povero cane rinvenuto coperto di nastro adesivo (vedi articolo GeaPress). Nessun dubbio sulle cause della morte, sebbene nulla, in merito all’esame autoptico, è stato possibile sapere. Il cagnetto trovato con la testa quasi totalmente coperta con del nastro adesivo tipo imballaggio e la zampe posteriori legate con lo stesso nastro, è morto, infatti, soffocato.  E’ verosimile, pertanto, che le zampe posteriori siano state legate per impedire che negli spasmi del soffocamento, il povero animale potesse in qualche maniera strapparsi la maschera mortale.

Perché è avvenuto tutto ciò? Tutto sembra indirizzarsi sulla cittadina romena, molto più giovane rispetto alla cinquantenne inizialmente ipotizzata, la quale non ha probabilmente ucciso il cane ma potrebbe essere comunque al centro di un movente che ha scatenato tanta inaudita violenza. Di sicuro il cane era in possesso del microchip ma la proprietaria non aveva denunciato la scomparsa. Da escludere l’ipotesi di un intervento dettato dal sadismo o da qualche gioco crudele di ragazzi. Qualcosa di molto più lucido, insomma, forse rivolto ai danni della stessa padrona. La donna, dopo l’interrogatorio che dovrebbe essere stato compiuto dalla Polizia Locale di Albavilla alla quale la Procura ha delegato le indagini, è stata notata visibilmente sconvolta e tremante. Forse, solo in quel momento ha scoperto come è morto il cane. Resta da capire se lo sconvolgimento era solo per il cane o per qualcos’altro.

Essendo morto per soffocamento, appare scontata l’applicazione del reato di cui all’art. 544/bis del Codice Penale (uccisione di animali). Per questo reato, uno dei più gravi previsti dalla legge 189/04 sul maltrattamento di animali, vi è la reclusione da quattro mesi a due anni. Questo grazie alla cosiddetta legge cuccioli approvata sul finire dello scorso anno che ha aumentato di appena un mese la pena minima (quella cioè più probabile che venga applicata) e sei mesi la massima.

Reclusione, però, non significa arresto, ovvero prigione. Nel caso di questo reato le pene sono troppo basse, non solo per consentire l’arresto in flagranza (ovviamente non è più questo il caso) ma anche in funzione di condanna definitiva, salvo casi molto particolari riguardanti pregiudicati e comunque in funzione del reato di cui alla precedente condanna e la distanza temporale dallo stesso.

Le pene reclusive, anche quando si arriva a condanna definitiva, trattandosi di reati puniti in maniera troppo bassa, non conducono alla prigione. Vengono commutati in una sanzione pecuniaria o comunque l’ordine di esecuzione (sempre a condanna definitiva) viene sospeso in attesa che il Tribunale di Sorveglianza valuti una misura alternativa. Questo nelle migliori delle ipotesi, perché nel caso di un quadro probatorio incontrovertibile, l’imputato cercherà il male minore con il rito abbreviato. In altri termini c’è solo da sperare che il responsabile dell’uccisione del povero cagnolino, una volta trovato, venga imputato di un reato superiore. Non ci vuole poi molto se la base di partenza è la legge contro i maltrattamenti. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).