GEAPRESS – I fatti sono accaduti nella Contea di Monroe, alcune decine di chilometri a sud di Atlanta, in Georgia (USA). Monterion Dionte Davis, questo il nome del tremendo diciannovenne (nella foto accanto al cane da lui maltrattato), ha legato il suo cane ad un albero ed è andato via. Ha poi dichiarato che il cane gli avrebbe fatto male e per questo avrebbe sperato nella sua morte. Il povero cagnolino ha iniziato a tirare ed il collare pian piano l’ha reciso al collo.

Giovedì scorso, l’arresto. Rischia ora fino a 10 anni di carcere. Il povero cagnolino è attualmente ricoverato in una clinica veterinaria, dove si spera di salvarlo nonostante il taglio abbia inciso sulla trachea. I veterinari hanno ricevuto il cane lo scorso 7 luglio da una associazione locale che ha provveduto al salvataggio. Hanno così subito avvisato lo Sceriffo che ha così potuto avviare le indagini. Giovedì scorso l’arresto e la possibilità di una condanna inimmaginabile, ad esempio, per l’Italia.

Da noi è infatti possibile mozzare la testa di più animali, quasi fregarsene delle indagini, ed essere condannati a due mesi di carcere, ma solo teorico (vedi articolo GeaPress). Questo, dal momento in cui le pene previste dalla nostra legge sul maltrattamento di animali (189/04) sono troppo basse per concludersi con un sol giorno di prigione. Non solo.

In Italia, se qualcuno, dopo aver lasciato un cane legato ad un albero (poi ritrovato nelle stesse condizioni del povero animale di Atlanta) avesse dichiarato che era sua intenzione abbandonarlo e non procurargli quelle sofferenze, sarebbe stato condannato con una piccola ammenda. Il caso si sarebbe concluso probabilmente con la sola imputazione di abbandono, un blando reato contravvenzionale. Il più potente reato di maltrattamento o uccisione, vale solo nelle condotte dolose. Occorre cioè la volontà di uccidere o maltrattare, e non, ad esempio la negligenza.

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