GEAPRESS – Finito come tanti altri. Pieno di pallini in corpo. La vicenda è accaduta a Canale Monterano, in provincia di Roma, a pochi chilometri dal lago di Bracciano. Cirillo, questo il nome del povero gatto, si era appena allontanato da casa. Rientrerà trascinando le sue ferite coperte di sangue raggrumato.

Non so se servirà a trovare il colpevole, però voglio che si sappia. – dice Elettra, la giovane padrona di Cirillo a GeaPress – Il mio gattino, Cirillo, non aveva mai fatto del male a nessuno. Eppure è finito così. Non riesco a trovare alcun perché“.

Di sicuro qualcuno ha preso di mira Cirillo e l’ha fulminato con una scarica di pallini. In paese c’è chi parla di una mazzafionda. C’è chi la usa andando a pesca ed altri per sparare agli uccelli. Ma cosa è esattamente una mazzafionda?

Io so solo che il mio Cirillo non c’è più – dice Elettra a GeaPress – Queste sono zone di caccia. Ma chissà come è andata“.

Cirillo si era allontanato da casa giovedì scorso. Poi è andata come è andata. La corsa dal veterinario e la tremenda scoperta, eseguite le radiografie. Decine di pallini di piombo ed uno strano buco nel collo privo di bruciature. In corrispondenza di tale punto il maggior numero di pallini che gli hanno perforato la trachea. Cirillo non è riuscito a farcela, nonostante le cure di Elettra, se ne andato dopo due giorni.

Non riesco a capire il motivo di tanta crudeltà – aggiunge Elettra – e poi nessuno mi aveva mai detto che i miei gatti potessero aver creato dei problemi. Su GeaPress ho visto tante storie simili ed ho pensato giusto che si sapesse fino a che punto possono arrivare alcuni sconsiderati“.

E con gli altri gatti?

Ora non sto tranquilla – continua Elettra – ho altri gattini. Perla ed Oliver. Sabato scorso Oliver non è rientrato. Ho sperato in una fuga d’amore. Ieri, per fortuna, ha deciso di tornare. Ho letto tante storie su GeaPress. Forse sono storie più comuni di quanto finora si era detto“.

Se mai l’impallinatore di Cirillo sarà scoperto, molto probabilmente dirà di non aver voluto uccidere intenzionalmente il gattino. In altri termini si è trattato di un errore, ad esempio voleva centrare un bersaglio inanimato ed improvvisamente è comparso il gatto. Un atto di negligenza che se anche causa di morte o di maltrattamento di animali, non viene punito. Questo perché l’incredibile impostazione dei reati delitti di cui alla legge 189/04 contro i maltrattamenti, esclude le previsione colpose. Per uccidere o maltrattare, occorre l’intenzionalità. Viceversa il reato non si può applicare. Il responsabile di un atto così grave potrà rispondere dell’eventuale possesso illegale dell’arma o di averla utilizzata nel centro abitato o comunque vicino ad abitazioni, ma per l’uccisione (544/bis, legge 189/04) di Cirillo, anzi per il maltrattamento (544/ter, legge 189/04) seguito dalla morte (aggravante del 544/ter) non potrà mai essere condannato.

Se invece sarà possibile dimostrare l’intenzionalità, se la potrebbe cavare (a condanna definitiva) con il pagamento della multa la quale, però, viene mitigata dall’eventuale scelta del rito abbreviato. Proprio pochi giorni addietro è stata diffusa la notizia di una persona condannata per il maltrattamento di Spina, cagnolina che inseguiva una gallina (vedi articolo GeaPress). Il tremendo proprietario le ha tirato una pietra sulla testa, procurandole la fuoriuscita dei bulbi oculari e rendendola cieca. E’ stato condannato a due mesi e venti giorni di reclusione. Pena sospesa (sic!). La colpa non è del Giudice, ma della legge. Il torturatore di Spina, come quello di Cirillo (ammesso che verrà scoperto e provata l’intenzionalità) non rischiavano neanche l’arresto in flagranza di reato. Per loro, in Italia, basta una denuncia a piede libero. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).   

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