GEAPRESS – Tre centri di recupero. A Nusco (NA), Montella (AV) e Sessa Cilento (SA). A Nusco doveva esserci il luogo finale del recupero degli animali selvatici. Da lì, cioè, dovevano tornare in natura, ma quanto scoperto lascia presagire una fine ben diversa per chissà quanti animali.

Nei congelatori, infatti, sono stati trovati finanche i corpi di cani e gatti. Il sospetto è che le loro carni venissero utilizzate per nutrire i selvatici carnivori. Tra questi, forse, un lupo recentemente recuperato e trasferito poco prima del sequestro. Il lupo sarebbe stato detenuto all’interno di una voliera.

Ad essere denunciati sono finiti S.T. e F.N., ora indagati dalla Procura della Repubblica di Sant’Angelo dei Lombardi.

Farebbero capo ad un personaggio a quanto pare ben conosciuto nelle cronache naturalistiche campane. Secondo fonti inquirenti, sarebbero stati denunciati anche i due responsabili dell’associazione che gestiva i centri di recupero.
Ad intervenire le Guardie del WWF di Salerno e di Avellino, i Carabinieri di Nusco, il Corpo di Polizia Municipale del Comune di Montella e le Guardie Regionali Zoofile della Federazione Nazionale “Pro Vita”.

Raccapricciante quanto si è presentato innanzi. Nei piccoli spazi erano infatti detenuti, a quanto pare in stato di denutrizione, rapaci sia notturni che diurni come gheppi, allocchi, barbagianni, poiane, e varie specie di falchi. Poi anche tartarughe terrestri, e alcuni pitoni. Tra gli animali morti e ammucchiati nei congelatori, vi erano, oltre a cani e gatti, anche decine di poiane, volpi, faine, sparvieri, civette, falchi e gufi.

Non tutti gli animali morti erano depositati nei congelatori. Le Guardie del WWF comunicano, infatti, come nelle strutture di Montella e Nusco siano stati trovati carcasse di animali deceduti e non rimossi. Nei luoghi l’aria era irrespirabile.
Trovati, inoltre, centinaia gli animali imbalsamati. Soprattutto avifauna, sia cacciabile che protetta. Poi un elevato numero di rettili, immersi in soluzione alcolica finanche in barattoli della maionese.

Da approfondire la presenza degli animali imbalsamati tra cui una spatola, un’aquila reale, alzavola, fischione, cicogne etc. Questo anche alla luce della mancata registrazione di provenienza. Forse commerci non regolari. Al vaglio, dunque, anche la posizione autorizzatoria dei luoghi dove fino al recente passato, altre forze di polizia, hanno consegnato animali selvatici bisognosi di assistenza.

Incredibilmente quei posti erano fatti visitare alle scolaresche. Il soggetto al quale è riferibile l’attività dei due centri, uno dei quali sorto per iniziativa della Comunità Montana, è altresì noto anche in ambito accademico. Anzi, in una delle due strutture, ovvero quella di Nusco, si è pure svolto un convegno di Medici Veterinari.

A Montella, a quanto pare, vi era pure la casa di uno dei responsabili e la sede dell’associazione. A Sessa Cilento, la struttura sarebbe ricavata in locali del Comune. Sessa Cilento e Montella, erano le strutture di primo ricovero. Gli animali poi venivano passati a Nusco. Da qui, dovevano essere poi liberati. Forse, però, le cose non andavano in questa maniera anche perché parrebbe che non sia stata trovata la relativa documentazione.

I reati contestati sono relativi alla detenzione degli animali imbalsamati senza autorizzazione, maltrattamento di animali, abbandono di animali, detenzione di animali protetti, violazioni della normativa Cites.

I fatti sono occorsi un paio di settimane addietro, anche se sono stati resi noti solo ora. Alle operazioni di recupero ha partecipato il Medico Veterinario dell’ASL di competenza e solo dopo accurate visite, tutti gli animali vivi sono stati trasferiti presso il CRAS di Napoli “Il Frullone” per essere curati e riabilitati.

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N.B. Dei tre controlli effettuati (Nusco, Montella e Sessa Cilento) le rilevanze di ipotesi penali sono relative a Nusco e Montella. Nessun addebito, stante lo stato delle indagini, può pertanto essere indirizzato alla struttura di Sessa Cilento. 

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