GEAPRESS – Sono affidate al nucleo di Polizia Giudiziaria della Capitaneria di Porto di Cagliari, le indagini sul ritrovamento di un pit bull galleggiante con una corda al collo (inizialmente si è detto che era stato impiccato), ormai morto da giorni, in area portuale. Ancora troppo presto, per potere ricostruire la dinamica del grave episodio che avrebbe però almeno un punto di partenza certo. Due cani, entrambi pit bull, rubati ad una signora lo scorso 8 dicembre. Uno dei due aveva poi fatto ritorno a casa, tutto bagnato. Di quello poi ritrovato nel porto (la proprietaria ha dichiarato all’Unione Sarda di essere certa che trattasi del suo cane), non si erano più avute notizie.

Secondo la proprietaria, si tratterebbe di un furto finalizzato ai combattimenti clandestini. I due cani erano molto docili con l’uomo, caratteristica, questa, ideale per chi li fa combattere. L’aguzzino, infatti, non deve rischiare la dolorosa aggressione del cane. Quest’ultimo è di fatto assuefatto con un brutale addestramento al gioco crudele dell’uomo.

Si vedrà nei prossimi giorni, a seguito dell’esame autoptico, se il cane è morto annegato oppure è stato gettato ormai cadavere in mare. Dipenderà dalla presenza o meno di acqua marina nei polmoni.

Un episodio simile, ma solo per alcuni aspetti, ad altro grave precedente di maltrattamento di animali. Un cane ucciso e poi gettato nelle acque del porto di Trieste con legati al collo dei pesi ginnici (vedi articolo GeaPress). Il responsabile è stato condannato a due mesi e quindici giorni di reclusione. Prigione teorica, però, dal momento in cui il reato prevede una pena al di sotto della soglia di punibilità.

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