GEAPRESS – Per vedere un cane appeso ad un palo tramite una corda avvitata e poi lasciata andare fino a farlo cade roteante in acqua, bisogna andare a Bradilovo, piccolo paese di neanche 400 abitanti nell’estremità sud della Bulgaria a pochi chilometri dal confine turco. Paese tanto remoto che solo nel 2005 venne scoperto per il suo particolare “rito”. Grande indignazione di ampi settori della società bulgara e richiesta di maggiori pene per chi maltratta animali.

Nel mese di marzo, un’antica tradizione che affonda le sue radici in un rito pagano, vuole che un cane venga appeso ad una corda a sua volta legata ad un trave sospesa su un torrente. La corda viene così avvitata ed infine lasciata andare. Il cane inizia a roteare velocemente finché cade nell’acqua gelida del torrente (vedi VIDEO in calce all’articolo). Serve a tenere lontana la rabbia. Un rito scaramantico, tipo l’aglio per i vampiri.

In Italia, invece, sempre a marzo, basterà andare in una qualsiasi libreria per sapere non solo come si cucina un gatto, ma anche, secondo sapienza antica, come predisporlo alla morte. Secondo quanto riportato da una casa editrice di Firenze, che a giorni renderà disponibile quello che si preannuncia essere un libro di successo, il gatto, infatti, diventando feroce e pericoloso quando si sente in pericolo (sic!), si uccideva mettendolo dentro un sacco e sbattendolo ripetutamente contro un muro. In tal maniera, si evitavano graffi e morsi.

La casa editrice che riporta i sacchi sbattuti nel muro, elenca poi ricette gustose, impensabili e proibite (dicono loro). Non sanno, però, che il gatto in Italia, nonostante il proibito, si mangia ancora, così come altro ingrediente di ricetta ora editata, ovvero la volpe (vedi articolo GeaPress) per non parlare dei corvidi e dello stracotto d’asino, esiste eccome in attuale padella. Solo che volpe, cornacchia e asino, non sono proibiti. Anzi, l’autore che propina anche la cicogna arrosto e lo spezzatino di tasso, anch’esso mangiato, sempre con il gusto del proibito (vedi articolo GeaPress) non ha notato che avrebbe attratto molto di più non la cornacchia ma il regale falco. La ricetta esiste, è di Reggio Calabria e fino allo scorso maggio la Forestale ha denunciato un cacciatore in atto di bracconaggio. Aveva ucciso un paio di Falchi Pecchiaioli ed uno era già macellato per il consumo. Non solo in Bulgaria, dunque, il giusto raccapriccio, ma anche in libreria.

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