GEAPRESS – Avrebbe abusato pure di alcune galline, l’uomo denunciato alcuni giorni addietro a Campinas, in Brasile (vedi articolo GeaPress). Incredibilmente, dopo l’abuso, i poveri animali deceduti venivano messi in vendita. Tanto è possibile leggere nel rapporto della Protezione Animale locale, intervenuta congiuntamente alla polizia dopo che un vicino di casa ha filmato e denunciato gli abusi perpetrati ad una povera cagna.

Dopo il clamore suscitato e l’indignazione generale sollevata, sono aumentate le segnalazioni di questo genere. Almeno una ventina, denunciano gli animalisti. Vicende squallide che accomunano diversi ceti sociali. Non solo zone povere o rurali, come quella del caso della cagnetta, ma anche quartieri residenziali. Un mondo nascosto, come è facile aspettarsi, ma evidentemente più grande di quanto possa sembrare.

L’uomo, un sessantenne del luogo, era stato visto molestare addirittura in strada alcuni randagi. Comportamenti puniti da una legge sulla protezione degli animali risalente al 1998 e che prevede sia sanzioni amministrative ma anche penali. Pene, però, troppo basse. Non oltre un anno di carcere. Quasi come l’Italia. Facile immaginare che anche in Brasile trattasi di reati che non comportano mai la reale possibilità di finire in prigione. Pene reclusive teoriche. Ovvero sotto la soglia di punibilità.

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