GEAPRESS – La storia ha dell’incredibile e risale allo scorso gennaio. M.H., abitante a Racines (BZ) consegna il proprio cane, credendolo morto, presso il container adibito allo scopo nei locali del depuratore di Campo di Trens. Il corpo del cagnetto va così in cella frigorifera. Il cane aveva 17 anni. Il giorno dopo il custode si accorge però che il povero animale è ancora vivo ed avvisa così il padrone. Raggiunto il luogo, però, questo prende una scure ed uccide il cane (vedi articolo GeaPress).

I fatti erano occorsi il 3 gennaio, ed il 13 dello stesso mese il dr. Robert Tauber, coordinatore del servizio veterinario interaziendale, sede di Bressanone, comunicava alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bolzano una notizia di reato a carico di M. H., per violazione dell’art. 544 bis del Codice Penale, ovvero uccisione di animali.

Secondo il Pubblico Ministero incaricato, dott.ssa Marchesini, manca però l’elemento soggettivo e per questo ha chiesto all’Ufficio del GIP l’archiviazione del caso. Secondo il P.M., infatti, “l’indagato ha cagionato la morte dell’animale, che peraltro riteneva già morto il giorno prima, poiché vecchio e ammalato”.

Niente colpa e niente dolo, dunque, ma solo il fatto (elemento oggettivo) che da solo, però, non regge l’ipotesi di reato. Viene da chiedersi, allora, cosa abbia inteso fare, procurandone la morte, il proprietario del cane. Ha inteso eutanasiarlo? E poi, a colpe di scure? Era forse un veterinario (… a parte la scure …)? Il GIP non ha ancora deciso. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).