GEAPRESS – Bernalda (MT), terra amara. I randagi reclusi nel canile municipale hanno avuto la loro buona stella, con le fattezze di un (una) comandante del Nirda, di fatto “La” Comandante Maria Rosaria Esposito (leggi editoriale) che ha saputo vedere laddove Servizi veterinari e Forze dell’Ordine avevavo trovato “sempre” tutto  a posto:  infatti il canile è sotto sequestro penale ed i vecchi gestori sono stati rinviati a giudizio.

Nel corso degli anni gli interventi per soccorrere i randagi in difficoltà, o meglio in pericolo di vita, sono stati molteplici; si è spaziato in tutti i campi, dai lacci usati dai bracconieri, alle corde serrate intorno al collo tanto che, per rimuoverle, c’è voluto il bisturi.
Poco tempo fa ci siamo occupati di Nica (leggi articolo GeaPress) che ora, grazie alle cure e, soprattutto,  all’amore delle volontarie sta benissimo.
120 randagi costretti, loro malgrado, in un casolare agricolo  e che vivevano di stenti assieme alle due donne che li accudivano, quasi tutti malati, tutti fertili, sono stati da poco sequestrati e trasferiti in un canile della collina materana: non sappiamo se sono finiti dalla padella alla brace.
A Bernalda “tutti” dicono di amare gli animali, intanto intorno a Ferragosto durante la Sagra del Cinghiale ne spolpano una quindicina. Di Cinghiali. “Ovviamente” tutti cacciati secondo le regole!
Per la Festa di San Bernardino il Vitello Fedele, di fatto un lattante terrorizzato,  è costretto ad assistere alla processione e viene fatto inginocchiare davanti al Santo (leggi articolo GeaPress), poi è  venduto all’asta e sicuramente mangiato.
E non parliamo dei bocconi avvelenati,  che ciclicamente sono sparsi,  lasciando vittime visibili, come cani e gatti, ed invisibili, come istrici, volpi, tassi, rapaci diurni e notturni.

A Bernalda il gruppo delle volontarie che si occupa dei randagi,  spesso e volentieri, è oggetto di scherno, ma anche di ingiurie, di battute e di urla. Grazie a loro, però, prima Nica ed ora Pallino hanno scantonato una morte orribile.

Pallino, appunto. Da un paio di settimane si aggirava sulla strada detta “della vasca” , usata da tanti per la corsa, il walking, la passeggiata in bici. Seguiva qualche atleta, accontentandosi di percorrere un po’ di stada in compagnia. Sempre tranquillo, timido, buono. I primi giorni aveva un collare nero, sparito. Una carezza e Pallino si metteva con la pancia all’aria.
Non poteva durare; infatti, la sera del 19 agosto due delle volontarie, che si prendevano cura di Pallino, lo hanno trovato sanguinante. Subito di corsa dal veterinario per le cure, inutile chiamare la “cosa” pubblica (leggi articolo GeaPress).  Le radiografie parlano chiaro:  Pallino è stato impallinato!

Ma non si può sparare ad un cane! Non si può sparare in una pubblica via trafficata e percorsa in lungo ed in largo da atleti, bambini in bici e semplici passeggiatori! Non si può sparare nel centro abitato! Un fucile da caccia non lo si può usare a caccia chiusa!
Certo che all’autore dell’insano gesto si potrebbero contestare una bella sfilza di reati!

Pallino ora è in mani sicure, è molto dolorante, ha difficoltà a trovare una posizione comoda, ma ce la farà.  Certamente spera di sistemarsi definitivamente presso una famiglia, magari a Bernalda stessa.

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