cucciolo ba
GEAPRESS – L’ultima denuncia è recentissima e fa seguito ad una lunga serie di atti, tutti meticolosamente redatti e consegnati ai Carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. L’oggetto è sempre lo stesso: maltrattamento di animali. Chi, puntualmente, formula le denunce è invece l’Associazione “Amici degli animali  – Barcellona – Milazzo”

Volontari e soci dell’associazione che operano in strada, vicino ai randagi. Cani che appaiono e scompaiono a volte senza lasciare tracce.

Tre di loro, si erano sistemati nei pressi di un campo di calcio in zona Archi, nel comune di San Filippo del Mela. Solo uno, però, è stato ritrovato. Qualcuno gli ha dato fuoco ma nessuna autopsia dirà mai se l’animale è stato avvolto dalle fiamme ancora in vita o se si trattava dei resti di una precedente uccisione. Nei pressi, vi era comunque della polvere verdastra. I volontari, così come sottolineato a GeaPress da Marcella Sidoti, presidente dell’associazione, sospettano che si possa trattare di una sostanza tossica.

Mani ignote, quelle dell’avvelenatore, alle quali si devono forse attribuire altre azioni, sempre anonime, ma  questa volta scritte e con tanto di carta e penna.

Sempre ai Carabinieri di San Filippo del Mela, risulta agli atti un episodio di avvelenamento che si caratterizza per un inquietante preambolo.

Cani pacifici, che non avevano mai dato fastidio, sottolinea Marcella Sidoti. Poi qualcuno lasciò in strada una ciotola con del veleno. Era stata posizionata in un punto tale da rendere certo l’intento criminale. In quel caso, due randagi furono ricoverati per i chiari segni dell’avvelenamento. Storia finita? No, dal momento in cui  nei luoghi iniziò una sorta di “guerra” a colpi di messaggi. Gli avvelenatori vengono informati tramite un cartello affisso, dei reati commessi ed in tal senso diffidati a continuare nel loro proposito. Pochi giorni dopo appare un cartello. Questo quanto riportato:  “chiunque verrà a prendersi cura dei cani portando da mangiare e custodendoli, sarà segnalato e denunciato in caso di aggressione degli stessi alle persone o danneggiamenti di cose . Gli amici degli animali è meglio che se li adottano a casa propria. Sarà sotto posta a video sorveglianza tutta l’area”.

I fatti, accaduti la scorsa estate, si sono poi conclusi ancor più drammaticamente. Un cucciolo, privo di vita, anche lui morto avvelenato. Probabilmente, come nel caso dei primi cani, è stato utilizzato un lumachicida. Due giorni dopo un altro cane, salvo per miracolo. Era probabilmente riuscito a fuggire da chi voleva dargli fuoco. Il corpo, infatti, era cosparso di liquido infiammabile.

Una sensibilità diffusa, quella dei paesi del comprensorio, testimoniata  dai volontari dell’associazione, ma anche tanta crudeltà.

Sempre in estate, sebbene non più recentissima, e una nuova denuncia presentata questa volta ai Carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto. Cani randagi e l’impegno dei volontari per trovare loro una sistemazione. In  questo caso i cani erano accuditi da un volontario presso la sua proprietà. Regolarmente microchippati, sono finiti con le polpette avvelenate.

Da noi queste cose succedono – riferisce Marcella Sidoti a GeaPress – Cani centrati da colpi di fucile, avvelenati o vittime di sevizie. Nelle scorse ore il corpo di un cane è stato trovato dentro ad un sacco gettato nel torrente. Non sappiamo cosa sia successo esattamente – continua la presidente dell’associazione barcellonese Amici degli Animali – lo abbiamo appreso da un giornale, ma anche nel caso di smaltimento illecito, rappresenta comunque un fatto molto grave“.

Per non parlare della cagnetta di colore nero trovata dall’Avvocato Scardino, socio della stessa associazione. Il cane, visibilmente sofferente, è stato rinvenuto lo scorso marzo in via Umberto I, sempre a Barcellona Pozzo di Gotto. Portato  dal Veterinario e sottoposto ad esame radiografico, rivelava subito la causa di tanto malessere: la zampa era divenuta bersaglio di colpi di arma da fuoco. Tanto disperata era la situazione che il Veterinario ha dovuto provvedere all’amputazione dell’arto.

Forse, se prelevato in tempo, quella zampa si poteva salvare. La cagnetta, però, era imprendibile ed in quello stato, hanno poi riferito gli abitanti che avevano segnalato , era rimasta per almeno tre settimane.

Ora, il cane nel fiume. Un atto di inciviltà, riferisce Marcella Sidoti. Un atto, però, che rispecchia una pericolosa indifferenza che andrebbe subito isolata e condannata.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati