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GEAPRESS – Indonesia ed i cani nei menu. Un’usanza che purtroppo non viene meno anche perché, riferiscono dall’associazione BARC (Bali Dog Adoption and Rehabilitation Centre) è diventata un’attrazione turistica ad uso dei viaggi organizzati.

Un fenomeno che potrebbe involversi sempre più, considerato che è proprio il turismo a mantenere viva una tradizione in effetti molto meno diffusa, in Indonesia, di quello che si potrebbe pensare. Ad ostacolare storicamente la diffusione del mangiare cane è anche la fede religiosa. Gli indonesiani, infatti, sono in maggioranza Musulmani e come tali bandiscono l’uso alimentare del cane. Di fatto tale abitudine rimane relegata all’interno di minoranze religiose. Oltre che a Bali ed a Giava, è risaputo della carne di cane nel nord dell’isola di Sumatra ed in quella di Sulawesi.

Per gli abitanti di Bali, sottolinea BARC, la carne di cane sta diventando però una curiosità. Molti di questi ristoranti sono illegali e la loro attività potrebbe basarsi sul prelievo dei cani di strada come sul furto di quelli domestici. Recentemente un camion che stava trasportando dodici cani destinati alla macellazione, è stato fermato da alcuni abitanti. Il guidatore ha contrattato una sorta di “resa” chiedendo in tutto 35 dollari. Le condizioni sanitarie, riferisce BARC che si è poi occupata del recupero di alcuni di loro, erano pessime. E’ proprio questa, però, la chiave che potrebbe contribuire a bloccare il fenomeno.

Sulla vicenda, infatti, è intervenuta con un suo comunicato IFAW (International Fund for Animal Welfare) secondo la quale il problema che assilla in misura maggiore i cani, sono gli stenti della vita di strada. Di fatto a venire uccisi sono i cani malandati.

A Bali, contrariamente a quello che alcuni strani stereotipi potrebbero indurre a pensare, operano più associazioni di protezione degli animali. Proprio dalla collaborazione con una di esse nasce l’impegno di IFAW nel villaggio di Suwat, ai piedi del vulcano Batur.  I cani, riferisce nel suo comunicato IFAW, sono ora sani e gli abitanti hanno smesso di venderli ai ristoranti.

L’impegno è ora quello di rendere autonoma la comunità nelle cure dei prorpi cani.

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