GEAPRESS – Una scena raccapricciante, anche per Francesca Cossari, la salvatrice di Bacco, che di cani ed altri animali in pessime condizioni ne ha visti parecchi.

Bacco era poco più di un piccolo ubriaco che sballottolava miracolosamente tra le macchine della Statale 106, nei pressi di Badolato (CZ). Lo schivavano e Francesca si chiedeva cosa fosse quella “cosa” scura.

Era Bacco, cagnolino di piccola taglia di non più di un anno. Un cagnetto dalla forma strana, non tanto per la magrezza, ma quanto per il collo, ormai tutt’uno con un nodo, la corda penzoloni e centinaia di larve di mosche.

Inguardabile – dice Francesca Cossari a GeaPress – e vi assicuro che non sono nuova a scene di animali maltrattati, ma come Bacco non mi era mai capitato“.

Francesca deve gridare per fermare le automobili in transito. Solo il guidatore di un’auto, tra le tante sfrecciate in quei momenti sulla 106, si ferma per complimentarsi con Francesca, la quale non ci pensa due volte ed accoglie Bacco nella sua macchina. Del resto, in macchina, c’era un’altro randagio. Per quest’ultimo, una storia a lieto fine.

Sono sicura che Bacco era abituato alla presenza dell’uomo – aggiunge Francesca – era cioè un cane padronale. Lo capisco da come è salito subito in macchina, da come si è immediatamente rilassato ed a quel punto ha ceduto. Come sprofondato in un sonno profonto, in un luogo finalmente tranquillo e familiare“.

Bacco viene portato dal veterinario, si inizia la pulizia della ferita, si portano via la larve che sembravano non finire mai. Si taglia “quello schifo” di corda. E’ stata stretta con un nodo, dice il Veterinario a Francesca. Poi l’altra cima, tranciata di netto. Con una cesoia o qualcosa di simile. Bacco, dice il Veterinario, probabilmente era stato impiccato e creduto morto; poi gli hanno tranciato la corda. Oppure chissà. Potrebbe essere stato legato ad un albero e poi qualcuno ha reciso la corda. Il cappio, però, è veramente molto stretto. E poi la corda è di quelle grosse, non le usuali, aggiunge Francesca, con le quali pur in maniera inadeguata alcuni, purtroppo, continuano a legare i cani.

Il problema è tutto qui, nei controlli – aggiunge, sfogandosi un pò Francesca Cossari – Non è possibile che quando si fanno i controlli negli allevamenti, non si tenga conto della presenza dei cani. Perchè ad un cane di un pastore non si deve controllare se ha il microchip?” .

Bacco è un cagnetto dolcissimo. E’ ancora in prognosi e chissà quanto tempo ha avuto quel maledetto nodo attorno al collo. Oggi verrà trasferito in un’altra clinica veterinaria. A lui, per le spese, sta pensando l’Associazione Con Fido nel Cuore , e la speranza di tutti è che Bacco possa andare in adozione.

Non è dato, ovviamente, sapere, per quanto tempo Bacco abbia vagato con quella corda che gli aveva ormai tagliato la gola. Speriamo da poco, ovvero che qualcuno abbia liberato Bacco proprio lì vicino, dove verosimilmente era appeso. Oppure, tutte quelle larve si giustificano con il fatto che Bacco non fosse stato impiccato. Ovvero “solo” legato e lasciato sempre più a … marcire. Non possiamo credere che altre persone (oltre alle macchine che lo schivavano ….) abbiano visto Bacco e non abbiano, in questi giorni, fatto niente per lui. In linea teorica, la legge sul randagismo prevede precisi compiti per Comuni ed Asl, anche se poi, chi trasgredisce, non ha granchè da temere. Ci sarebbe poi la legge sul maltrattamento (vedi nota il calce articolo GeaPress, su cane imbustato a Palermo), ma se quella è un deterrente …

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