GEAPRESS – Un allevamento fai da te o quasi, quello andato a fuoco lo scorso 16 dicembre nelle campagne di Montaguto vicino Ariano Irpinio, in provincia di Avellino. Quattro pali e delle onduline in metallo; un tipico (precario) allevamento che, ancorché destinato alla produzione di alimenti (sic) dovrebbe quantomeno far riflettere sui controlli dell’ASL veterinaria. Tutto sommato condizioni molto comuni nel sud Italia, dove situazioni di degrado ed abbandono come questa allignano molte volte fin nel centro di grandi città.

A Montaguto, tra le fiamme, sono morti trenta conigli, dieci colombi, due caprette e tre cani letteralmente andati in fumo assieme alla baracca-allevamento. Almeno un cane si sarebbe salvato mentre il pensionato-allevatore giura che questi ultimi fossero liberi. Si vedrà. Di sicuro non lo erano le caprette, i cui resti sono stati trovati ancora legati.

Una zona impervia, quella di Montaguto, che ha presentato ai Carabinieri della Compagnia di Ariano Irpino comandati dal Capitano D’Antonio, unitamente ai militari della Stazione di Greci, non poche difficoltà per essere raggiunta. Si dovranno ora valutare le varie inadempienze (inutile parlare delle condizioni di sicurezza) tra cui eventuali riscontri al reato di uccisione o maltrattamento di animali, non valido però in mancanza di volontà ad uccidere o maltrattare, secondo la legge 189/04.

Si dovranno poi individuare le cause che hanno consentito lo sviluppo del rogo. Due le ipotesi sulle quali si sta indagando. Un fuoco lasciato acceso dalla figlia dell’allevatore, le cui fiamme si sarebbero poi propagate a causa del vento in tutta la baracca, oppure gli arrugginiti rapporti con i vicini per i problemi sorti sul confine della proprietà. Ad avvisare i Carabinieri, comunque, sarebbero stati gli altri vicini. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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