GEAPRESS – “Ti ammazziamo come un cane“, così hanno gridato i due killer che stanotte hanno ucciso a Roma un cittadino di origine cinese e la figlioletta di pochi mesi. Una rapina compiuta probabilmente da due italiani. Volevano rubare la borsa tenuta dalla moglie (e madre) rimasta ferita. Il marito ha tentato di reagire e loro lo hanno ammazzato, assieme alla figlia, come un cane. Perché colpisce tanto questa frase? Forse perchè ad uccidere un cane, non ci si fa molto caso. A guardare la legge che dovrebbe prevenire questi reati (ovvero uccisione e maltrattamento di animali) è senz’altro vero.

Ecco allora, commentano al Corpo Forestale dello Stato di Terni, una vicenda che dà un significato concreto all’espressione “ammazzato come un cane“. Un cane da caccia, sul quale qualcuno ha puntato il fucile e sparato. La testa gli è esplosa. Il cane, uno Springer Spaniel, ha il microchip e pertanto a breve si spera vi possono essere dei risvolti.

I fatti sono accaduti stamane a Narni. Ad accorgersi dell’accaduto è stato un cacciatore che si è messo in contatto con il Corpo Forestale dello Stato, Stazione di Terni. Secondo gli inquirenti si tratta di un cane “giustiziato”. Ignoto, per ora, il movente. Potrebbe essere stato rubato ed ucciso per chissà quale motivo. Più difficile pensare che possa trattarsi di una eliminazione di un cane inutile alla caccia. Questo per via della rintracciabilità derivante dalla presenza del microchip, anche se a Desenzano venne di recente seppellito un anziano cane da caccia (vivo) che aveva il tatuaggio (vedi articolo GeaPress).
Dalle condizioni del corpo del povero cane, la Forestale è certa che lo sparo sia avvenuto a distanza molto ravvicinata. La canna del fucile, dicono sempre alla Forestale, potrebbe cioè essere stata posata direttamente sulla testa del cane. In tal senso ha altresì confermato il Veterinario dell’ASL chiamato dagli inquirenti.

Agghiacciante analogia. Anche i killer di Roma hanno sparato da distanza ravvicinata. Come si ammazza un cane, cioè. Ovviamente tutti si augurano che i killer di Roma vengono presi e condannati gravemente e senza alcuno sconto di pena. Ma cosa rischia chi invece ammazza un cane?

Per il povero cagnetto di Terni, la condanna per chi lo ha ucciso sarebbe…di continuare a fare quello che faceva prima. Se trattasi di un cacciatore, salvo intervento del Questore, non è prevista neanche la sospensione del porto d’armi. Nel caso di condanna per uccisione di animali, così come previsto dalla legge contro il maltrattamento di animali, vi è solo una previsione di pena reclusiva. Appunto, una previsione, visto che la pena considerata dal nostro legislatore, è di molto al di sotto della soglia di punibilità. A condanna avvenuta (tranne che per particolari pregiudicati e solo nell’ipotesi di un recente e rilevante precedente) tutti a casa.

La Forestale avrebbe potuto trovare l’assassino del cagnetto ancora con il fucile caldo puntato sulla testa o quello che ne restava. La legge non prevede neanche l’arresto in flagranza di reato.

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