cane avvelenato
GEAPRESS – Una lunga serie di orrori che in questi giorni sembra avere delineato quasi un “progetto” comune.

Moltissimi, infatti, sono i randagi morti ad Agrigento e sue immediate vicinanze. A Naro e Racamulto, almeno una quindicina di cani hanno perso la vita a seguito dei bocconi avvelenati. Nel primo paese c’è pure il sospetto che i cani morti trovati in  strada ed in più parti del centro abitato, siano stati poi martoriati. E’ probabile, però, che le vistose macchie di sangue rinvenuti nei luoghi, siano gli effetti dell’anticoagulante contenuto nella sostanza utilizzata per avvelenare.

Da registrare l’intervento del Sindaco di Naro che ha condannato quanto successo.

A Monserrato, quartiere del capoluogo,  altri cani morti con le polpette tossiche. E’ avvenuto qualche giorno addietro. Oltre la decina i corpi rinvenuti.

Cosa sta succedendo ad Agrigento?

Ad Agrigento – riferisce a GeaPress Maria Daina, responsabile dell’associazione Aronne – c’è la disperazione dei volontari che vedono in questi episodi una recrudescenza di quanto con una certa frequenza accade. C’è da mettersi le mani in testa e iniziare ad urlare, perché dopo tanto impegno, sembra che la società sia sorda. Tutti i propositi sembrano infrangersi difronte ai 25 cuccioli abbandonati, solo presso il nostro rifugio, in due settimane. Cani che non si può fare a mano di vedere in strada, in precarie condizioni, e non sapere più dove portarli“.

Di tanto in tanto, da parte di alcune amministrazioni, viene manifestato l’intento di costruire una struttura di ricovero. Intento che viene, poi, inghiottito da altri problemi e lungaggini burocratiche. Secondo gli animalisti viviamo in una società che non ha recepito l’esigenza del cambiamento e lascia alla mano assassina di un avvelenatore il sadico piacere di eliminare i cani di strada. Un problema, quest’ultimo, che a leggere le cronache dei giornali, è ampiamente diffuso in molte parti del nostro paese

L’altro ieri – aggiunge Maria Daina – abbiamo trovato cinque gattini in un cassonetto. Due di loro, però, erano cotti dal caldo e non c’è stato niente da fare. Per gli altri ci stiamo pensando noi, ma già so che a breve ancora ne arriveranno. E’ un bombardamento continuo oppure, se vogliamo essere più precisi, la nostra disperazione“.

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