GEAPRESS – Finisce in carcere per avere lasciato in stato di abbandono i propri cani. La storia inizia il 23 dicembre scorso, quando un uomo di Lafayette, nello Stato dell’Indiana, lascia il proprio cane ad un suo conoscente, anch’egli con cani, al fine di ottenere una cucciolata. Il due gennaio, però, alla prima persona arriva indirettamente la notizia che il proprio animale sarebbe “improvvisamente” morto.

L’uomo, a quanto pare, non si è recato subito a richiedere il cane ma è andato direttamente alla Polizia di Lafayette. Questa, facendo irruzione dentro la casa del secondo proprietario, si è trovata innanzi una scena raccapricciante. Cani chiusi in gabbie piccolissime, sommerse di feci. Urina ovunque, finanche una sorta di piscina gonfiabile con all’interno un cane adulto ed un cucciolo in situazioni igieniche disastrose. Ovviamente fetori insopportabili e cani ormai ridotti a scheletri viventi. Per l’uomo è scattato subito l’arresto, sebbene poi rilasciato dietro pagamento di cauzione. Tutti i giornali locali hanno messo in risalto l’arresto dell’uomo ma quello che sorprende è anche come già sia noto il giorno ove è stata fissata l’udienza, ovvero il prossimo sette febbraio. L’uomo rischia fino ad un anno di prigione.

Recentemente, in Italia, si è saputo del ritrovamento di due allevamenti di cani a conduzione familiare, dove sono stati rinvenuti animali detenuti in condizioni incompatibili con la loro natura e, in almeno un caso, con evidenti casi di maltrattamento. Si è trattato di un piccolo allevamento in provincia di Imperia (vedi articolo GeaPress) e dell’operazione “Crudelia Veron” (vedi articolo GeaPress) portata a termine dal Corpo Forestale dello Stato a Nogarole Rocca, in provincia di Verona. In nessuno dei due casi è scattato l’arresto perché in Italia non è previsto, neanche nei casi più atroci di sevizie e violenze sugli animali, l’arresto in flagranza di reato. La detenzione, difficilissima da applicare, potrà solo scattare a seguito di un procedimento penale le cui pene (quasi sicuramente multe) sono alleviabili con il rito abbreviato.

Nei casi di maltrattamento per “colpa”, ovvero, ad esempio, per negligenza (senza, cioè, che l’imputato avesse volontà di maltrattare o uccidere un animale) molto semplicemente non si viene giudicati per il reato. Eppure la legge sul maltrattamento italiano passa come una legge severa anche perché si rischia di andare in prigione. In realtà, al di là degli spot, le probabilità sono infinitesime e mai in flagranza di reato. Non è detto che il metodo previsto in America debba essere da esempio, ma almeno se è prevista la prigione questa dovrebbe essere una reale possibilità. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).