cinghiale piccolo
GEAPRESS – Prima eravamo in sette ed avevamo un discreto bosco di querce, fragni e pure fichi selvatici e perastri tutti per noi, praterie di cipolle di ogni genere; i nuovi arrivati tre per stagione sapevano stare vicino alla mamma ed alle zie e poi fino a due anni azzeccati azzeccati che li dovevi allontanare a forza di musate.

Dieci anni fa arrivano delle nuove femmine e sembrano proprio fessacchiotte, quasi muoiono di fame e non sanno cercarsi un cipollone selvatico e non sanno usare il naso e le zanne per annusare e scavare. Però queste femmine fanno sei o sette cuccioli che è un piacere e pure due volte l’anno.
La famiglia si allarga e tenere sotto controllo diciotto venti parenti stretti non è facile.
Bisogna cercare e trovare nuovi pascoli, meloni e melanzane e zucchine e granturco dove ci stanno e pure posti tranquilli dove riposare di giorno.
Le auto aumentano, i lacci aumentano e pure i fucili non si fermano mai.
Ci sono i giovani che vogliono anche loro procreare, che sentono gli umori e gli odori delle femmine e stanno sempre a litigare e si prendono un sacco di zannate e musate e pure calpestate e poi se ne debbono andare via.
Ed intanto sparano e mancano due femmine; ed intanto sparano e mancano tre cuccioli, ed intanto due cani finiscono sventrati perché provano ad azzannare il capo e loro piangono ed i cacciatori sparano e gridano e bestemmiano forte. Una madre lecca i suoi cuccioli.
Un cacciatore ride con il coltello grande in mano, sta aprendo la giovane femmina e quella è ancora viva ed è lei che strilla forte e si sente in tutta la valle.
Si scappa, i piccoli sono spaventati, i cani sono dietro, tra le femmine ed i piccoli, si mettono davanti ai cani, le vecchie, i vecchi e persino i giovani.
Ci si gira adesso e dieci cinghiali caricano cacciatori e cani; spari, latrati, grida, pianti, un richiamo e via di corsa.
Due cinghiali, un uomo e tre cani sono a terra sparsi su una pietraia con pochi cespugli; le femmine ed i piccoli sono lontani giù nella forra e corrono silenziosi.
Un giovane ha un ramo di spini infisso nel fianco e corre con l’occhio sbarrato senza guardare.
Due colpi di fucile, un fischio e tutto tace.
Le lacrime di un uomo sul cacciatore a terra.
Le maledizioni contro i cinghiali.
Una madre lecca i suoi cuccioli affannati e spaventati, lei piange diversamente, non ha più due dei suoi figli vicino.

Che vita è questa?
che guerra è questa?
L’uomo sceglie la sua vita, le sue armi, il suo cibo.
Il cinghiale ha la vita che gli viene, non sceglie.
Uno dei due è la bestia.

Il vento porterà una canzone leggera, una canzone che parla di avatar e di Visnu, dell’oriente, di quando i cinghiali erano DEI e rinnovavano la Terra e la rendevano nuovamente fertile.
A questi DEI si dedicavano templi ed offerte profumate.

Pio Acito – Legambiente Matera
© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati