In una famosa canzone Guccini canta che “gli eroi son tutti giovani e belli“. E Angelo Prisco lo era davvero. Angelo era un maresciallo della Guardia di Finanza. Aveva 28 anni e prestava servizio a Chiavenna, in provincia di Sondrio, ma era originario di San Giuseppe Vesuviano (NA). Angelo aveva una grande passione per la natura. Amava fare lunghe passeggiate nei boschi della sua montagna, il Vesuvio.
 
Era il 1995, era dicembre. Nel giugno dello stesso anno era stata finalmente istituita l’area protetta. Finalmente. Dopo lotte e sangue. Luoghi difficili, quelli in cui viveva Angelo. E tempi difficili. La camorra mieteva le sue vittime quotidiane. Legalità e giustizia quasi un miraggio. E lo stesso neo Parco Nazionale del Vesuvio era diventato un simbolo di riscatto. Quel piccolo parco, così significativo dal punto di vista naturalistico eppure così attaccato e deturpato diventava teatro di scontri fra chi voleva continuare a sfruttarlo e chi, come Angelo, voleva preservarne la bellezza.
 
Angelo amava la montagna. Tanto che al suo rientro in servizio avrebbe partecipato ad un corso di Sci della Guardia di Finanza per essere, poi, assegnato ad un reparto di soccorso alpino. Ma, intanto, era tornato a casa per le vacanze natalizie. Era tornato alla sua montagna. La mattina del 19 dicembre del 1995 Angelo si era recato sul Monte Somma per una passeggiata in mezzo ai boschi. Non fece più ritorno. Il suo corpo fu trovato qualche giorno dopo in un crepaccio della “valle dell’inferno”, la vecchia caldera del vulcano. Era stato colpito alle spalle con un colpo di fucile da caccia.
 
La sua morte non ha mai trovato giustizia. Allora si indagò nell’ambiente del bracconaggio, che imperversava nei luoghi. L’ipotesi più accreditata è quella che Angelo avesse scoperto alcuni bracconieri in azione in quella che era una zona integrale del Parco. Una zona ad alta protezione. Sta di fatto che la sua auto fu trovata con lo sportello aperto e i fari accesi. La pistola d’ordinanza fuori dal fodero. Angelo aveva visto e sentito. E aveva cercato di far rispettare la natura, gli animali, la legalità. Angelo era un amante della natura ma, era anche un rappresentante delle Forze dell’Ordine, un ruolo di cui sentiva tutta la responsabilità.
 
Angelo Prisco con il suo comportamento aveva cercato di difendere un principio di legalità, di giustizia, oltre che la natura e la fauna – riferisce a GeaPress Pasquale Raia, Responsabile aree protette Legambiente Campania -. Era un appassionato di natura, appena aveva un momento libero andava in montagna. Aveva capito che l’ambiente era in serio pericolo e non ha esitato a sacrificare la propria vita per difenderlo.”
 
Un prezzo alto, quello pagato per la costituzione del Parco Nazionale del Vesuvio. Alla fine degli anni settanta atri due morti legati alla difesa di quel territorio. I Consiglieri comunali Pasquale Cappuccio e Mimmo Beneventano. Freddati dalla camorra, dagli interessi lesi dalla protezione della natura. Abusivismo edilizio, discariche abusive, cave, bracconaggio. Il Parco Nazionale del Vesuvio costituì un ostacolo agli affari criminali.
 
Il Parco è un baluardo della legalità – aggiunge Raia – E’ una battaglia continua, per questo stiamo creando un Comitato di cittadini per il Parco, che raccoglierà associazioni ed imprese per difendere il territorio da ulteriori attacchi. Come Legambiente, inoltre, con la creazione di un Osservatorio ambiente e legalità, cercheremo di tenere alta la memoria sui martiri di questo parco.”
 
Ad Angelo Prisco è dedicato uno slargo a quota 700 metri, visitabile lungo il sentiero n.1 del Parco Nazionale del Vesuvio. Lo scorso 2 ottobre a San Giuseppe Vesuviano si è svolta una fiaccolata in suo ricordo. A sfilare la società civile, gli amici, la famiglia. Inoltre, il prossimo 21 novembre nel Comune di Ottaviano (NA) sarà piantato un albero in un terreno confiscato alla camorra. Un albero per ricordare il suo impegno per la tutela della natura e l’affermazione della legalità. E per non smettere mai la ricerca della verità.

Marcella Porpora

Redazione GeaPress

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