gufo III
Sono coraggiosi i nostri figli! “Nicole di appena 4 anni ha dormito su un albero, io su una roccia, ma poi siamo caduti”. Così ha raccontato il piccolo Manuel di 5 anni la sua prodigiosa avventura ai soccorritori della Forestale che a Capodanno scorso lo hanno tratto in salvo insieme alla sorellina  tra i boschi di Monte Livata, una località montana dell’Appennino laziale, dopo una notte passata all’addiaccio.

Ho dormito abbracciato ad un albero” ha ripetuto il piccolo Giuseppe, 8 anni, ritrovato ad aprile dagli uomini della Forestale su una stradina interna a Domegge di Cadore dopo che si era perso durante un pellegrinaggio organizzato dalla parrocchia a quasi mille metri di quota.  “Un gufo mi ha fatto compagnia…ho sognato mio fratello che apriva la porta di casa e poi mi sono svegliato. A quel punto, dopo essermi arrampicato, ho visto un uomo e ho chiesto aiuto”.

Storie vere ma che sembrano uscite da una favola e che ci raccontano del coraggio di bimbi che da soli hanno lottato per la vita superando le paure e le avversità di una natura che secondo i loro racconti li ha accolti e custoditi fino all’arrivo degli adulti, con la differenza che in questi boschi non c’erano i lupi cattivi, metafora antica dei pericoli che oggi si celano tra le mura di casa o nei meandri del web.

Il respiro del bosco che è il respiro della vita, per dirla con il filosofo Franco Ferrarotti, li ha protetti come una madre affettuosa in un letto di foglie e muschio, tra balze rocciose e fronde di alberi come coperte.

Le paure dei bambini spesso sono riflessi delle paure e ansie dei grandi non più capaci di dare fiducia ai più piccoli, che così diventano sempre più il ricettacolo delle nostre manie e fobie. Il desiderio ossessivo di pianificare la loro vita in cerca di una perfezione inesistente non regge sotto l’imprevedibilità degli eventi.
E’ qui che la forza della vita si fa strada. Dobbiamo rispetto e attenzione nei confronti di questi piccoli uomini e donne che ci descrivono un bosco diverso da quella selva oscura e paurosa del nostro immaginario.

Vi è mai capitato – scrive Ferrarotti – di attardarvi nel bosco fino al crepuscolo? Di distendervi a terra al centro di una fitta radura…di chiudere gli occhi e di riaprirli dopo qualche secondo, senza avere più la netta percezione di dove vi troviate? Inalare il respiro del bosco a pieni polmoni, ascoltare i suoi rumori, osservare le ombre misteriose di tutta la vegetazione attorno a voi, e immedesimarvi così tanto da pensare di farne parte…fino a desiderare, magari, di rinascere albero?

Qualcosa di simile deve essere capitato ai piccoli eroi dei boschi, che molto hanno da insegnare a tanti pavidi e insicuri adulti, almeno a giudicare da quel senso di assoluta tranquillità che hanno saputo trasmettere ai soccorritori e ai propri cari subito dopo il ritrovamento. Nessun animo scosso o turbato, nessun danno fisico, come se il loro corpo e il loro spirito fossero stati dondolati dall’alito rassicurante del bosco.
Dei bambini ci possiamo fidare e il coraggio ce lo possono insegnare.

Stefano Cazora
Capo Ufficio Stampa del Corpo Forestale dello Stato

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