orso abbattuto m2
GEAPRESS – Ogni anno numerose sono le vittime umane di api o zecche, mentre non è MAI stato riscontrato un caso di attacco ad esseri umani da parte degli orsi selvatici. Non è la prima volta che muore un orso in Trentino, abbiamo avuto molti decessi di orsi negli ultimi anni, non esattamente per cause naturali: orsi investiti dalle auto, orsi sedati maldestramente, orsi annegati perché caduti in acqua durante la narcosi; orsi scomparsi, molto probabilmente vittime di atti di bracconaggio, … oltre agli orsi “giustiziati” all’estero in quanto pericolosi razziatori di patate, e non invece teneri contrabbandieri o simpatici esportatori di denaro sporco da riciclare …

Anche nel caso della morte di M2 possiamo parlare di un’esecuzione annunciata, da campagne di informazione distorte che hanno lasciato spazio a una sentenza illecita, abusiva e ingiusta di morte. Qualcuno, un misterioso “giustiziere”, nell’ombra del suo cervellino annebbiato, si è sentito autorizzato a fucilare un orso e questo grazie anche al clamoroso, plateale, ostentato e rumoroso silenzio di cui si è resa protagonista la Provincia Autonoma di Trento in tutti questi anni.

Gli orsi sono presenti sul nostro territorio dalla notte dei tempi e sono protetti dal 1939 proprio per evitarne l’estinzione. Protetti fin dal 1939, l’anno dello scoppio della seconda guerra mondiale, per intenderci.  Un attimo prima che i solerti bracconieri riuscissero a estinguere gli ultimi orsi rifugiati tra le montagne, la Provincia Autonoma di Trento accettò di ospitare il Progetto (e il finanziamento) europeo Life Ursus, iniziato nel 1999 e concluso nel 2002, che introdusse 10 orsi giovani: 10 non 100, attenzione! 10 orsi giovani che riuscissero a salvare, riproducendosi, la residuale popolazione ursina del Trentino.

La presenza di vaste aree di territorio adatto alla vita selvatica, dei parchi naturali locali e nazionali che avrebbero potuto proteggere gli animali, di leggi idonee al rapido rimborso degli eventuali danni procurati dall’orso, come da tutte le altre creature selvatiche, mezzi di protezione adeguati per gli allevamenti, da distribuire pressoché gratuitamente a chi ne facesse richiesta, e di personale provinciale formato, informato e motivato, garantiva buone probabilità di successo. Life Ursus ha avuto successo, dunque. Di solito assistiamo immobili all’estinzione di specie vegetali e animali, con grande rammarico, a cose ormai fatte e finite, per sempre e senza ritorno. Qui, in Trentino, caso raro nel mondo, siamo arrivati in tempo, gli orsi giovani hanno fatto quello dovevano, si sono riprodotti e il numero di cucciolate lascia buone speranze per il futuro anche se non hanno ancora raggiunto il numero di esemplari che ne possa garantire la salvezza, stimato intorno a 60. Come comunità trentina, dovremmo esserne orgogliosi e qualcuno indiscutibilmente lo è, troppo pochi però e troppo silenziosi.

La fase di educazione della popolazione alla sana e pacifica convivenza con gli animali selvatici è mancata quasi del tutto. Occorreva alfabetizzare la popolazione sia urbana che valligiana alle considerazioni ecologico/ scientifiche, alle ormai antiche, e accolte in tutto il mondo civile, esigenze ambientaliste e animaliste, di rispetto e protezione delle residue aree selvatiche e degli animali che le popolano.

In questi anni alcune forze politiche locali hanno cavalcato l’onda disinformata, rozza e scomposta di rifiuto del progetto amplificandone la portata, a scopi elettorali. Per queste forze politiche di retroguardia l’orso andava bene come ridicolo zimbello da tenere recluso nell’indecoroso recinto di San Romedio declassificato da eremo a zoo, ma non andava bene libero nel suo habitat naturale!
Gli organi di informazione in taluni casi hanno favorito il processo di demonizzazione: se non si poteva sbattere in prima pagina un assassino, meglio se straniero, un orso sbranatore di pecore e asinelli faceva comodo per vendere copie! Come se pecore e asinelli non venissero allevati per lucro, per macellarli e mangiarli (mai sentito parlare di salame di “musso”?).

Nessuno, dal Ministero dell’Ambiente sempre più indebolito in mezzi e funzioni, né dal livello provinciale si è assunto la responsabilità e il merito di fronte alla comunità mondiale di aver salvato una specie preziosa e importante come l’orso! In provincia hanno taciuto imbarazzati invece di farsene vanto e farlo diventare un biglietto da visita nel mondo: “Udite! Udite! Venite da tutto il mondo a vedere un evento straordinario: vedete come siamo stati bravi noi trentini? Altrove nel mondo si assiste impotenti alle estinzioni di animali, da noi no: noi abbiamo salvato l’orso a un passo dall’estinzione!”

Come comunità trentina nel suo insieme stiamo sprecando risorse che l’Europa ci ha affidato per preservare una specie preziosa. Abbiamo leggi adatte e/o facilmente migliorabili: la presenza dell’orso in Trentino avrebbe potuto essere e forse potrebbe ancora essere un passaggio di maturazione collettiva della comunità locale in senso di presa di coscienza scientifica, ecologica, ambientalista e animalista.
Oggi questo atto inqualificabile merita lo sdegno di tutto il mondo e getta la vergogna sulla nostra comunità trentina che nel suo insieme non è riuscita ad alfabetizzare alcune fasce di popolazione ancora legata a percorsi mentali non più accettabili alla luce delle attuali conoscenze scientifiche ed ecologiche e delle ormai acquisite sensibilità ambientaliste e animaliste. Siamo sotto gli occhi del mondo: dovremmo riconsiderare le nostre colpe collettive e i meriti individuali che pure ci sono e redimerci alla luce delle nostre future azioni. Sono certa che la maggioranza della popolazione trentina, debitamente informata, sarebbe disposta a fare un passo indietro pur di continuare ad avere il privilegio di condividere una fetta di territorio con gli orsi e gli altri selvatici.

Come LAC Lega Abolizione Caccia Trentino Alto Adige/Südtirol iniziamo una sottoscrizione al fine di raccogliere una cifra in denaro da devolvere a chi testimonierà per la cattura del colpevole di quest’atto vergognoso di bracconaggio annunciato.

Dott.ssa Caterina Rosa Marino – LAC – Lega per l’Abolizione della Caccia, Trentino

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