gru
GEAPRESS – Ero poco più che un ragazzo, quando per la prima volta, ebbi modo di ascoltare il meraviglioso canto delle gru, in piena notte e in un inverno di molti anni fa.

Da quanto ne sappia, ancora oggi, dalla Sila calabrese, passano molte meno gru che rispetto alla costa, di fatti, a memoria degli anziani, il passaggio delle gru, non è un ricordo costante nelle menti della gente del posto.

Nel settembre del 2002, mi segnalarono che nella valle del fiume Neto, nei pressi di Rocca di Neto (Crotone), un grosso uccello era stato attinto da colpi d’arma da fuoco. Allo sconforto per il deprecabile gesto, commesso da qualche scellerato bracconiere, seguì una bellissima gara di solidarietà, al fine di salvare, quella che poi non era altro che una magnifica Gru adulta, con un’apertura alare di circa due metri e venti centimetri; alta da terra oltre un metro; con quel tipico piumaggio grigio-cenere chiaro, collo e capo di bianco e nero; becco e zampe molto lunghe. Tuttavia, ciò che dava all’occhio era quella foltissima coda, oltre al vertice del capo ornato di rossiccio. Riuscimmo a portarla fino a Rende, dove, i volontari del centro di recupero, se ne presero cura amorevolmente con l’intento di ridonarla ai cieli.

Questo maestoso uccello, nei tempi antichi, era considerato sacro, le sue migrazioni erano osservate e viste di buon auspicio da molte popolazioni. Negli anni ho potuto osservarla in piena Sila e in prossimità di aree umide fin in primavera inoltrata, un periodo inusuale per la presenza della specie da queste parti, forse in sosta, per poi riprendere il lungo viaggio, magari verso qualche sperduto angolo d’Europa.

Nello scorso mese di aprile 2014, ho censito un individuo che ha sostato nei pressi del Lago Cecita; a metà maggio sempre dello scorso anno, un bellissimo adulto vagava nei campi non distante da Camigliatello Silano. I predetti avvistamenti, regolarmente documentati e trasmetti nella piattaforma ornitologica, di cui sono collaboratore da più anni, di sicuro hanno dato molto risalto alla presenza della specie, in periodi un po’ oltre le tradizionali migrazioni. In Italia, sono rari e localizzati i siti, dove le pochissime Gru svernano, mentre come nidificante, si è estinta agli inizi del secolo ‘900.

Pochi giorni fa, intorno a mezzogiorno e mezzo, in una fredda giornata di un nevoso mese di marzo, proprio in prossimità dell’abitato di San Giovanni in Fiore (Cs), ho sentito quell’incantevole e risonante “crrìuu”. Mi è bastato alzare gli occhi per osservare l’immensità della natura. Imponenti disegni a forma di “V”, solcavano l’azzurro; ho avuto l’emozione oltre che la sensazione, di vedere il cielo prendere il volo tramite quelle ali scure. Credo che non ci sia nulla di più affascinante, che vedere centinaia o migliaia di gru dirigersi verso l’infinito. Come se non bastasse, a un certo punto, hanno interrotto il viaggio e si sono riunite in un unico grande gruppo, per alcuni minuti hanno girato e rigirato sulle nostre teste, come a volerci salutare, con quel concerto di canti e melodie che nemmeno una grande orchestra saprebbe interpretare a fondo. Dopo poco, si sono incamminate in direzione Nord Est, verso chissà quale meta lontana.

Sfidando le intemperie, il corso degli eventi, gli ostacoli naturali e, quelli creati dall’uomo padrone, le gru, compiendo migliaia di chilometri, attraversando il Mar Mediterraneo e volando anche di notte, insegnano qualora ce ne fosse bisogno, la grandezza di Madre Natura e i disegni che questa, da epoche immemorabili, riesce a regalarci! Il mistero della migrazione si traduce nell’istinto primordiale che induce uccelli come le gru, a spingersi in spettacolari viaggi, passando sopra il casino del mondo moderno, afflitto da molti problemi creati dall’uomo stesso; intanto le gru volano come alianti felici e spensierati.

Una nuova alba sta per arrivare, la vita, nelle sue innumerevoli forme continua ancora, e noi? Dovremmo solo ammirare e riflettere sui nostri gesti quotidiani, basterebbe solo ciò per rendere omaggio a tutte le creature di questa Terra. Dalla Sila, giorno 11 marzo 2014, 195 gru sono passate, altre ne passeranno ancora, lasciando ogni volta emozioni molto profonde. A loro, mille grazie e buona fortuna!!!

Gianluca Congi – membro della Stazione Ornitologica Calabrese e del Gruppo Ricerca Avifauna Calabra (già Presidente WWF-Altipiano della Sila e già Coordinatore Prov.le Guardie LIPU)

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati