nibbio reale
GEAPRESS – All’indomani del terribile incendio del 16 luglio 1997, mi recai in località Sciolle soprane, nel comune di San Giovanni in Fiore (Cs), dove, tra l’immane distruzione del fuoco, che aveva raso al suolo oltre 320 ettari di boschi, ebbi modo, di assistere amaramente alla fine di uno degli ultimi siti di nidificazione del Nibbio reale (Milvus milvus), rimasti sull’altopiano della Sila.

Avevo diciotto anni da poco compiuti, ma una tristezza infinita, dovuta a quella raccapricciante scena, del vedere sugli alberi ridotti a tizzoni fumanti, il volteggio malinconico di quattro splendidi nibbi reali, due adulti e due giovani involati da poco, con il nido, ormai distrutto dall’onda assassina del rogo.

Il Nibbio reale è uno stupendo uccello rapace, definito da taluni come “il più elegante d’Europa”, con un’apertura alare fino a 160-170 cm nelle femmine, che sono identiche ai maschi; presenta una coda lunga, ampia e particolarmente biforcuta, ali lunghe e strette con le tipiche “finestre” bianche del sotto ala, molto evidenti quando in volo. Negli anni ’90, solo sul territorio di San Giovanni in Fiore (Cs), il centro più esteso della Calabria e della Sila, geograficamente cuscinetto tra il Marchesato crotonese e il cuore della Sila Grande, almeno quattro erano le coppie nidificanti che regolarmente seguivo, i nidi erano situati tutti sotto i 1000 metri di quota, nelle zone di Sciolle-Campo di Manno, Pardice-Appendicane e Fantino-Valle del Neto. Frequenti gli avvistamenti nella zona del Germano, a circa 1250 metri e tutto intorno all’abitato di San Giovanni, tenuto conto che le citate coppie, avevano un territorio molto intersecato tra loro, attesa la particolare vicinanza tra una coppia e l’altra.

A seguito di ripetuti ed estesi incendi boschivi, che investirono verso la fine degli anni ’90, le zone di nidificazione, eventi che complessivamente e in pochi anni, interessarono almeno 2000 ettari di superficie, notai che gli anni a seguire in quelle zone i nibbi reali, come nidificanti, erano scomparsi.

Verosimilmente, questa causa, va ascritta tra quelle che hanno principalmente favorito la scomparsa della specie in Sila, giacché solo in questo settore silano esposto verso lo Jonio, negli ultimi vent’anni, ho notizia di nidificazione certa della specie. Il 28 aprile del 2001, un maestoso individuo cadde esanime in pieno centro abitato di San Giovanni, mi segnalò il fatto, il Comando dei Vigili del Fuoco, alla fine riuscì a farlo giungere al centro di recupero di Rende, chissà, quell’adulto molto debilitato, da dove proveniva.

Delle quattro coppie riferite, oggi, ne rimane una sola, almeno fino alla scorsa stagione riproduttiva; l’unica che con certezza sia rimasta come baluardo di un’antica e celebre presenza. Nel Crotonese, storicamente una delle zone calabresi più note per la presenza di questo rapace, la situazione, secondo autorevoli osservazioni ornitologiche, sarebbe a dir poco sconcertante. Il Nibbio reale, in Calabria, se il trend si manterrà così in negativo, sarà destinato a scomparire come nidificante; in questo momento, sarebbero presenti non più di una decina di coppie in tutto (S.Urso et all. 2006), presenti nei settori dell’alto Jonio e dell’alto Tirreno cosentino, adiacenti al Pollino; sulla Sila e in Provincia di Crotone, mentre nel catanzarese e nel reggino, la specie non sarebbe più nidificante da tempo, nonostante qualche sporadico avvistamento; i nibbi reali calabresi mostrano segni evidenti di sofferenza, la situazione è drammatica, la specie sicuramente è in declino.

Fino a pochissimo tempo fa, d’inverno, a cavallo dei comuni di San Giovanni in Fiore (Cs), Caccuri e Cotronei (Kr), era concentrato il maggior numero di nibbi reali svernanti presenti nella regione, ne sono stati contati fino a quarantasei solo negli ultimi anni. Nell’inverno tra il 2013 e il 2014, ho pure censito la presenza di due nibbi bruni, specie migratrice, ma svernante assieme a una quarantina di nibbi reali, un fatto certamente eccezionale che è stato documentato e segnalato. Quest’inverno, invece, tolti i dieci esemplari di ottobre 2014, per il resto, due-tre individui facevano la spola tra il Crotonese e le propaggini della Sila. La chiusura di una discarica attiva ormai da diversi anni, ha certamente e paradossalmente determinato la scomparsa delle decine d’individui svernanti, probabilmente dispersi altrove ma dove nello specifico?

In Italia, la specie è considerata “Vulnerabile – VU” nella Lista Rossa 2011 degli Uccelli Nidificanti in Italia (Peronace et al., 2012), la specie sarebbe nidificante, nel nostro Paese, con 315-426 coppie (Sarà et alii, 2009). I vasti incendi boschivi, i disboscamenti, il bracconaggio, i fili dell’alta tensione, gli stravolgimenti del territorio, l’abbandono della pastorizia e dell’agricoltura tradizionale,  l’installazione di pale eoliche, vedasi ultimi casi in Basilicata, pongono certamente l’accento su una più oculata gestione del territorio, spesso portata avanti senza tener conto di fattori così delicati; il business economico non potrà mai sostituire il valore che la natura conserva e che noi dovremmo solo custodire anche e soprattutto per le generazioni future. Come già fatto con successo in altre parti d’Italia, chissà che anche in Calabria, non si possa attuare, dopo i necessari studi, un progetto di ripopolamento del Nibbio reale, che rischia seriamente l’estinzione locale, se non s’invertirà questa negativa tendenza che da più anni incombe su questa sfortunata terra.

A volte, evitare l’estinzione locale di una specie, equivale a vincere un’importante battaglia, che può certamente portare alla vittoria finale contro la distruzione del nostro immenso e inestimabile patrimonio naturale.

Gianluca Congi © – membro del G.R.A.C (Gruppo Ricerca Avifauna Calabra) e della StOrCal (Stazione Ornitologica Calabrese). Già Presidente WWF-Altipiano della Sila e già Coordinatore Prov.le Guardie LIPU

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati