Finora si poteva firmare per l’Iniziativa STOP VIVISECTION solo sui moduli di carta e per lo più solo in Italia. Ma dal primo di gennaio (proprio mentre entra in vigore la Direttiva 2010/63/UE sulla vivisezione) tutti i cittadini europei, purché maggiorenni, possono firmare online. E’ una svolta storica, un’operazione che unisce milioni di persone in una battaglia che parla tante lingue diverse ma che ha solo obiettivo: chiedere che la Direttiva della Vergogna venga riscritta puntando sui metodi sostitutivi, ponendo così le basi per un’Europa scientificamente più avanzata e moralmente presentabile.

Sul sito web di STOP VIVISECTION, la mappa dei comitati italiani che si sono attivati per raccogliere le firme cartacee contro la Direttiva europea mostra una selva di bandierine, quasi impossibile da districare. Invece, sulla pagina Facebook di STOP VIVISECTION, la caratteristica che per prima salta all’occhio è la coloratissima compresenza di nomi, espressioni, articoli e commenti redatti in italiano, francese, inglese, spagnolo…

Non si era mai visto. Ma del resto la posta in gioco è molto alta: abrogare la Direttiva della Vergogna con i suoi 66 articoli intrisi di sofferenza e dolore, con il riutilizzo multiplo di uno stesso animale, con le operazioni senza anestesia, e con l’inedita possibilità di sperimentare anche sui cani e i gatti randagi.

Non si era mai vista neppure la forma istituzionale che ha preso questa battaglia. STOP VIVISECTION, infatti, non è una petizione: è una Iniziativa dei cittadini europei che utilizza uno strumento partecipativo approvato dal Parlamento e dal Consiglio di Bruxelles nel 2011. Grazie ad esso, chi raccoglie almeno 1 milione di firme in almeno 7 paesi membri dell’Unione europea può chiedere alla Commissione Europea di varare norme diverse da quelle esistenti o di cancellare e riscrivere leggi già in vigore. E’ proprio questo il caso di STOP VIVISECTION, che chiede di abolire una Direttiva che somiglia a un suppliziario medievale più che a una legge del XXI secolo, e che non rende obbligatori i metodi sostitutivi neppure laddove esistono.

Nell’estate del 2010, in poco più di due mesi la Leal raccolse 120.000 firme di protesta contro la Direttiva in procinto di essere approvata dal Parlamento di Strasburgo. Allora non fu possibile fermare la legge. Infatti solo 170 deputati, per lo più i Verdi europei e gli italiani dell’Italia dei Valori votarono contro la sua approvazione. Ma abbiamo buttato un seme che è cresciuto rigoglioso. E così, come avevamo promesso, siamo di nuovo impegnati in una campagna di protesta che questa volta coinvolge tutta l’Europa.

Insomma, la partita si è riaperta alla grande. A promuovere STOP VIVISECTION sono stati l’eurodeputata Sonia Alfano e le associazioni Leal e Comitato scientifico Equivita insieme con sette garanti eccellenti: Claude Reiss per la Francia, Gianni Tamino per l’Italia, André Ménache per il Regno Unito, Nuria Querol i Vinas per la Spagna, Daniel Flies per il Belgio, Robert Molenaar per l’Olanda, Ingegerd Elvers per la Svezia. Alla battaglia contro la sperimentazione animale hanno già dato il loro assenso e la loro firma Moni Ovadia, Dacia Maraini, Sveva Casati Modignani, Gabriele Basilico, Luigi de Magistris, Margherita Hack…

Le motivazioni dell’Iniziativa riprendono quelle espresse nel rivoluzionario rapporto del National Research Council degli Stati Uniti intitolato Toxicity Testing in the 21st Century: a Vision and a Strategy: la sperimentazione sugli animali non è predittiva per l’uomo, ha fallito i suoi scopi – dice in sostanza quel documento – perciò bisogna superarla al più presto.

Chi firma per STOP VIVISECTION (c’è tempo fino a ottobre) si unisce a migliaia di cittadini di tutta Europa che chiedono una cosa straordinariamente semplice e altrettanto straordinariamente invisa ai grandi gruppi chimico -farmaceutici ed alimentari del mondo e alla comunità scientifica che attorno ad essi gravita. Dice il testo dell’Iniziativa: “Considerando sia i chiari motivi etici che si oppongono alla sperimentazione animale sia le evidenze scientifiche che provano l’assenza di predittività del “modello animale” per una ricerca finalizzata alla salute umana, sollecitiamo la Commissione europea ad abrogare la direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici e a presentare una nuova proposta che abolisca l’uso della sperimentazione su animali, rendendo nel contempo obbligatorio, per la ricerca biomedica e tossicologica, l’uso di dati specifici per la specie umana.

E’ un augurio per il 2013. Salvare gli animali da una inutile e sempre crudele sperimentazione servirà anche a salvare più vite umane. A trasformare la cattiva scienza della vivisezione nella buona scienza dei metodi sostitutivi, che sono gli unici tecnicamente affidabili e moralmente accettabili.

Vanna Brocca
Direttore Responsabile de “La voce dei senza voce”
LEAL – LEGA ANTIVIVISEZIONISTA

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