delfinario rimini
GEAPRESS – I delfini sono ormai andati via. La vaschetta nella spiaggia di Rimini è vuota.

Il pomeriggio di ieri è trascorso tra i preparativi degli addetti ai lavori, i camion, il vittimismo dei gestori del delfinario e i commenti di molte persone preoccupate per il danno economico e d’immagine della città di Rimini. La cosa più triste è stato sentire i numerosi commenti di coloro che si preoccupavano di un simbolo di Rimini che chiudeva i battenti, dell’enorme fonte di reddito preclusa alla città e nessuno che abbia speso una sola parola per i delfini.

Di fatto il delfinario di Rimini ha chiuso, ma per i motivi sbagliati. Non è stato chiuso perchè è stata riconosciuta l’ingiustizia nell’aver per anni tenuto prigionieri gli animali, ma per le accuse rivolte di carenze strutturali e maltrattamenti. Così è stato scritto nei comunicati.

Ma la privazione della libertà è il maltrattamento per eccellenza, a prescindere dalla specie sulla quale ci si accanisce.

Probabilmente in tutta questa vicenda non ha vinto nessuno: non hanno vinto le “norme”, buone solo a proibire alcune modalità di trattamento dei delfini e a sanzionarne altre, senza mai riconoscere che la libertà non dovrebbe essere preclusa a nessuno; non hanno senz’altro vinto i gestori del delfinario, che finalmente dovranno cercarsi un altro mestiere.

Ma soprattutto non hanno vinto i delfini, che passeranno da una gabbia a un’altra, da uno sfruttamento ad un altro.

E mentre la gru caricava le casse con all’interno gli animali sul camion, in mezzo a una folla urlante e concitata, era impossibile non pensare ai tanti altri animali, forse anche più sfortunati di loro, di cui nessuno si preoccupa, che ogni giorno vengono fatti nascere, crescere e infine uccisi unicamente per l’egoismo umano.

I partecipanti ai presidi di protesta di fronte al delfinario di Rimini

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