piccione
GEAPRESS – Li abbiamo chiamati in decine di modi diversi: colombi di piazza, piccioni urbani, colombi randagi, piccioni torraioli, perfino “ratti con le ali”. Ma sono pochi a sapere chi siano veramente. Il piccione di città Columba livia forma domestica (questa la definizione attualmente accettata) ha una storia antichissima che risale all’8000-3000 a.C., quando l’uomo iniziò ad operare un lungo processo di addomesticamento a partire dai piccioni selvatici. Nell’area mediterranea ed europea, il colombo selvatico (Columba livia livia, secondo una nomenclatura fornita da ISPRA), abitante di falesie marine e ambienti rocciosi dell’entroterra e in passato molto comune e diffuso, è ormai limitato ai pochi siti remoti e selvaggi che rimangono. Al contrario del piccione selvatico il piccione di città è comune nelle aree urbane e nelle campagne circostanti.

Ma come sono arrivati i piccioni nelle città?

Furono i disboscamenti operati dall’uomo e l’agricoltura ad eliminare gli ostacoli naturali e a condurre i piccioni fin dentro le città. Qui trovarono anfratti e buchi offerti da torri, campanili, vecchi edifici, costruzioni in pietra e antiche mura, ottimi per il rifugio e la nidificazione. Nell’Ottocento era ancora possibile osservare gruppi di colombi selvatici inurbati (piccioni torraioli). Ma i piccioni torraioli, ancora molto legati ai cosiddetti “voli di foraggiamento” (escursioni a scopo alimentare nelle campagne che circondano le città), vennero decimati dai cacciatori, i quali li impiegavano anche nel “tiro al piccione”: gare in cui i contendenti cercano di colpire con un colpo di fucile un piccione fatto uscire improvvisamente da una gabbia. I piccioni torraioli andarono così incontro ad una progressiva rarefazione.

Ma allora, qual è la vera storia degli attuali piccioni di città?

Per il tiro al volo i cacciatori usarono i piccioni selvatici (ricordiamo che oggi sono rari) e, man mano che questi andavano scomparendo, cominciarono ad importare piccioni dalla Spagna e dall’Egitto. Qualcuno di questi animali sopravvisse ai campi di tiro al volo. Non bisogna poi dimenticare che nei secoli era stata portata avanti un’enorme operazione di selezione e incrocio che aveva condotto a centinaia di razze di piccioni domestici e questo spiega l’elevata variabilità morfologica e nel piumaggio (rosso, bianco, nero, grigio, ecc.). Ci sono poi notizie che già nei secoli XVII e XVIII (ma anche ben prima) erano state costruite delle colombaie per piccioni destinati all’alimentazione umana. Ancora oggi sono diffusi allevamenti di razze di piccioni da carne, spesso riconoscibili per essere bianchi e di grosse dimensioni.

Colombe bianche e altri piccioni selezionati a scopo ornamentale vennero rilasciati durante matrimoni, inaugurazioni di chiese, altre cerimonie religiose ed eventi sportivi ecc. Accade ancora oggi.

In conclusione, le attuali popolazioni di piccione di città si sono originate da tutti quei colombi domestici abbandonati, fuggiti dalle colombaie, mancati o feriti non mortalmente durante le gare di tiro al volo, rilasciati nel corso di manifestazioni, e così via.

Ma mancano ancora all’appello quei piccioni domestici selezionati per compiere lunghi viaggi e per la loro capacità di tornare alla colombaia (homing) da molti chilometri di distanza. Essi furono impiegati come mezzo di comunicazione fino alla Seconda Guerra Mondiale: sono i piccioni viaggiatori. Gli attuali piccioni di città sono i discendenti anche dei piccioni viaggiatori.

Nell’ottobre 1918, durante la Prima Guerra Mondiale, i soldati del “Battaglione Perduto” della 77ª divisione fanteria dei Signal Corps dell’Esercito degli Stati Uniti d’America si trovarono intrappolati dietro le linee nemiche, circondati dai tedeschi e sotto il fuoco delle proprie batterie. Se 194 uomini americani si salvarono fu solo grazie ad un messaggio che riuscì ad arrivare a destinazione in pochissimo tempo e nonostante la pioggia di fuoco. A consegnarlo fu un piccione sanguinante e con una zampa dilaniata, colpito dai proiettili tedeschi.  Il suo nome è “Cher Ami” (“Caro Amico” in francese) e fu decorato con la Croix de Guerre francese ed altre onorificenze. Morì nel 1919 a seguito delle ferite riportate in guerra. Cher Ami nella sua vita consegnò importanti messaggi all’interno del settore americano a Verdun, in Francia. Venne imbalsamata ed è esposta al Museo Nazionale di Storia Americana, Behring Center, nella mostra “Il Prezzo della Libertà: Gli Americani in Guerra.” Cher Ami era una femmina e fu una delle decine di migliaia di piccioni che volarono in missioni eroiche durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Scelti per la loro velocità e per il loro istinto a tornare a casa, questi animali giocarono una parte vitale nella guerra, vincendo molte medaglie al valore.

Con Determina n. 2277 del 29/12/2015 il Settore Ecologia – Caccia e Pesca della Provincia di Padova, ha prorogato il “Piano di controllo del colombo torraiolo (Columba livia forma domestica) nelle aree rurali del territorio provinciale” fino al 30 luglio 2018. Il piano prevede ancora una volta abbattimenti diretti con arma da fuoco e cattura con trappole e successiva uccisione. Secondo la Determinazione dirigenziale possono essere uccisi 10.000 piccioni ogni anno.

Allora quando la sera noterete dei piccioni che dormono sul cornicione passeggiando per il centro storico di Padova o per le strade di qualche paese di provincia, pensate che quelli sono i discendenti di Cher Ami, morti a milioni per la stupidità dell’uomo.

Quando i piccioni erano…eroi.

Michele Favaron
Gruppo d’Intervento Giuridico