In Italia è vietato utilizzare richiami per la caccia, ma non è vietato venderli. Il loro uso, a dire il vero, avrebbe un potenziale acquirente solo in singole attività scientifiche, debitamente autorizzate. Ma il mercato, in questo caso, è talmente piccolo che il gioco (della pubblicità) non vale la candela (dei cacciatori). Eppure queste pubblicità appaiono in varie pubblicazioni di caccia, cosa che non giova al mantenimento dell’inviolabile (secondo alcuni) confine cacciatore – bracconiere.

In Italia i Forestali del NOA (Nucleo Anti Bracconaggio) del Corpo Forestale dello Stato hanno sequestrato, nelle valli bresciane, delle finte bacche di sorbo degli uccellatori. Le bacche, purtroppo per loro, sono ambite dalla piccola fauna migratoria alata. I bracconieri, cultori delle tradizioni, lo sanno e sfruttano la storica informazione per attrarre verso la polenta e osei i poveri uccelletti. Ma a chi, oltre che a loro, servono delle finte bacche di sorbo degli uccellatori? Chi in giro per l’Italia, se non nelle provincie uccellaie, si serve del finto sorbo? Non è vietato ne produrlo ne venderlo. Se poi serve solo per spezzare le zampine ad un pettirosso in un archetto, non è detto che questo deve pregiudicare la libertà del commercio.

In Italia, in alcuni siti di caccia, vi sono pagine (storiche o di tradizione che dir si voglia) che espongono le tecniche di cattura illegali. Non lo fanno per questo. Loro lo precisano; è solo una storica cultura. Del resto, proprio nel mese di ottobre, ovvero il mese degli uccellatori per eccellenza, una casa editrice non proprio tra le più piccole è stata con evidenza recensita per la ristampa di un libro ottocentesco. Il tutto avviene in una delle provincie più uccellaie d’Italia, dove spezzare le zampe ad un pettirosso e farlo morire dopo ore di atroci sofferenze, viene ancora rivendicato come un fatto di tradizione. Nel volumetto viene minuziosamente spiegato non solo come costruire le trappole ma anche le corrette tecniche di sistemazione, i periodi più favorevoli, le esche migliori. Chissà chi saranno gli usufruitori di tale storicità.

Eppure se provassi a scrivere il nome di questa casa editrice, forse gli farei la pubblicità voluta. Non è importante, tutto sommato, che si sappia, anzi meno se ne parla e meglio è. Lasciamo perdere poi il boicottaggio, dal momento in cui, seppur in maniera ormai molto controversa, è ancora un reato. Come dire, oltre al danno anche la beffa. Chissà perché, però, queste cose continuano ad accadere e vale la pena di riflettere (pur senza mettere in dubbio il valore storico di certe pubblicazioni) quale è poi la tipologia di acquirente, il quale, per una banale logica di mercato, deve necessariamente presentarsi come una fetta appetibile. Per vendersi ad ottobre e nella provincia uccellaia… Non pensate male. Gli acquirenti non saranno i rozzi bracconieri, ma i cultori dell’arte venatoria. Forse per questo il libretto è stato recensito proprio nella provincia che coincide avere, oltre che un mastodontico problema di bracconaggio, anche il più alto numero di cacciatori italiani.

Giovanni Guadagna

Redazione GeaPress

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati