cane cantiere II
GEAPRESS – Da quando ero bambina mio nonno, ex dipendente dei Cantieri Navali di Palermo ormai in pensione, mi ha raccontato la sua vita da operaio, anche ribelle. Le lotte, le grandi gru, il sindacato, i bacini di carenaggio e gli scioperi che hanno accompagnato il duro lavoro degli operai. In quei racconti c’erano sempre i cani, compagni fedeli nei grandi Cantieri Navali della mia città.

Si perché da almeno 30 anni, all’interno dei Cantieri di Palermo vivono i cani che, con il loro carattere mite, socievole ed alcune volte ombroso, hanno accompagnato la vita lavorativa di molti operai.

Mi ricordo del racconto di un cane bianco che seguiva i dipendenti nei cortei che partivano da via dei Cantieri fino a piazza Indipendenza o Pretoria. La città si scuoteva sotto il rombo dei tamburi, le bandiere che sembravano seguire il ritmo degli slogan, gli striscioni e le tute blu. Anche lui, il cane bianco, era una parte del Cantiere,  manifestava accanto ai compagni bipedi.

Di certo, quei cani non potevano entrare da soli in un posto per loro così strano.

Tra i cani che conosco e che ho conosciuto potrei parlare  di Za’Za’, fedele compagno che di notte scendeva fino ai seminterrati per proteggere gli operai di quel turno. C’è stata poi la dolce Verdiana e tanti altri ancora.

Fino a pochi giorni fa, i cani liberi dei Cantieri, erano circa 40. Erano in un luogo immenso e sterminato ben integrati nel rapporto con gli uomini. Qualcuno, però, deve avergli girato le spalle. Le voci, quasi bisbigliate, si rincorrono. Sembra quasi che non conviene più toccare l’argomento. Certo, se questo fosse successo ai tempi in cui lavorava mio nonno, non sarei qui a raccontare.

Da pochi giorni, i cani liberi, chippati e sterilizzati a nome del Comune, stanno sloggiando. C’è una Sentenza e il Comune, se non li porta via, deve pagare.

Detto fatto. Deportati in un canile dell’ entroterra siciliano. Per loro una gabbia a vita, salvo adozione o morte.

Con le lacrime agli occhi ho visto l’ ultimo carico effettuato, il secondo. Il problema di questi cani sembra non interessare a nessuno.

Traditi già quando sono stati abbandonati, coccolati ed infine destinati in quello che vivranno come un secondo abbandono.

Al momento sono stati trasferiti 14 cani in convenzione con il Comune di Palermo. Gli altri andranno via molto presto.  Ma se qualcuno è nelle condizioni di fare qualcosa, appellarsi, manifestare, sfogliare i fascicoli, adottarli… lo faccia! Si faccia avanti! L’unico modo per poterli salvare  è l’adozione.

Mi hanno detto che prima o poi tutto ritorna; forse una giustizia divina.

Intanto, i compagni dei Cantieri, vanno via per sempre.

Giusy Caldo, volontaria di Palermo

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