smeraldino
GEAPRESS – Quasi tutte le specie di anfibi presenti nel nostro territorio sono protetti da normative internazionali, figurando negli Allegati II(B) e IV(D) della Direttiva 92/43/CEE e negli Allegati della Convenzione di Berna, e tutte sono salvaguardate dalla Legge Regionale della Regione Lazio n. 18 del 1988. Spesso purtroppo la loro presenza viene ancora considerata non un bene naturalistico da promuovere ed invidiare ma una presenza scomoda o addirittura una minaccia per la salute pubblica.

Qualcuno però si preoccupa della loro progressiva e accelerata diminuzione o scomparsa.

Per quanto riguarda il territorio viterbese, la presenza di alcune specie una volta maggiormente diffuse ormai è testimoniata solo da pubblicazioni divulgative ormai superate. Ne sono un esempio l’ululone appenninico ed il tritone crestato, rarità per eccellenza.

Altre specie, come il rospo smeraldino, che frequenta soltanto pozze temporanee e vasche o piscine dove trovare quell’acqua tanto necessaria per la schiusa e la metamorfosi dei suoi girini, resiste all’antropizzazione e alla sterilizzazione territoriale scambiata purtroppo per igienizzazione e non identificata con una più appropriata desertificazione biologica.

E così il rospo smeraldino si riproduce anche nelle vasche del Bullicame a Viterbo. Un progetto regionale aveva cercato di fornire alla specie almeno uno stagno alternativo situato nel parco, affinchè la specie non incontrasse le ostilità di zoofobie dilaganti, ma la scarsità idrica ha costretto questi animali a cercare proprio nelle vasche una speranza riproduttiva. I girini escono da cordoni gelatinosi lunghi qualche metro: basta individuarli prima della schiusa e spostarli con un retino in vicine pozze alternative. Diversamente e in modo organizzato si può intervenire, con le debite autorizzazioni, al fine traslare i girini spostandoli in adeguate e limitrofe zone d’acqua. Una alternativa sarebbe quella di lasciarli metamorfosare nelle vasche per il tempo necessario: un mese e mezzo.

La maggior parte delle popolazioni di rane, rospi, tritoni e salamandrine risente degli interventi antropici a carico dei siti di riproduzione. Pertanto tutte le misure dirette a scongiurare l’inquinamento delle acque dei ruscelli e dei torrenti e a mitigare interventi drastici di pulizia dei fontanili-abbeveratoi e la loro cementificazione, sono da considerarsi prioritarie per la loro conservazione.
Irreparabili danni provengono anche dall’introduzione di specie ittiche e dall’avanzare di specie aliene come il gambero rosso della Louisiana allevato a scopo edule e poi sfuggito agli allevamenti posti in prossimità dei corsi d’acqua.
Non vanno assolutamente sottovalutate poi le ingenti morie di adulti, sulle strade ad intenso traffico veicolare, durante le migrazioni riproduttive. In questo caso la mortalità è concentrata su individui adulti riproduttivamente maturi, pertanto le popolazioni interessate da questo fenomeno subiscono delle disastrose conseguenze in termini demografici. Già dieci anni or sono si è dato avvio ad una campagna di monitoraggio dei siti di maggior minaccia veicolare con interventi che hanno visto l’installazione temporanea di barriere mobili laterali o di volontari traghettatori lungo alcuni tratti stradali viterbesi.

Le attività divulgative, di educazione ed approfondimento scientifico, unitamente alla predisposizione di sottopassaggi stradali con barriere di convogliamento e l’uso di una segnaletica specifica, risultano essere complessivamente le migliori misure al fine di mitigare gli impatti antropici su queste specie.

Inutile ricordare poi che ogni componente biologica ricopre un ruolo fondamentale nel mantenimento degli equilibri ecologici. Al Bullicame, quindi, come in qualsiasi altra pozza o stagno in questo momento i girini degli anfibi si stanno nutrendo anche di larve di zanzara. Potrebbe essere il luogo ideale dove le scolaresche potrebbero andare a fare osservazione naturalistica senza effettuare prelievi e/o rilasci, attività che competono solamente a chi autorizzato e formato al fine di non compromettere l’integrità delle popolazioni animali da possibili patogeni.

Dott. Vincenzo Ferri
Centro Studi naturalistici Arcadia – Tarquinia, VT

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