polizia provinciale
GEAPRESS – Un agente della Polizia Provinciale, scrive una lettera aperta a tutti i colleghi d’Italia e porge l’attenzione sul destino della Polizia Provinciale, affinché la politica nazionale e regionale, tuteli la professionalità di questi operatori specializzati.

Cari colleghi/e, sono anch’io un poliziotto provinciale, ho sognato questo lavoro sin da ragazzino, immaginandolo finanche le sere prima di andare a dormire. L’ho inseguito come la foglia che insegue il cielo, spinta dal vento sempre più in alto, per poi sparire non appena stai per raggiungerla.

Provengo dal Sud, da una terra davvero difficile, dove l’affermazione della legalità e dei valori non è sempre cosa scontata. Noi, solo noi, sappiamo molto bene quanta passione e quanta dedizione abbiamo messo ogni giorno in ciò che facevamo per il nostro disastrato territorio e per i nostri figli, quelli che un giorno non lontano, calpesteranno questa Terra sempre più inquinata, respireranno quest’aria sempre più avvelenata e, vivranno in un mondo che certo non lasceremo più bello e pulito di come l’abbiamo trovato.

Miei cari colleghi/e, chi potrà mai capire l’importanza di salvare un’Aquila con un’ala rotta e magari rischiare la vita in un crepaccio, per far si che questa giunga al più presto dove possa avere le cure necessarie? Chi, potrà comprendere che, sono occorsi a volte mesi o anni per stanare il bracconiere solitario, che di passi nella neve e nei luoghi più sperduti, ne avrà fatto a migliaia ma che avrà sempre avuto il timore di potersi trovare di fronte proprio uno di noi, che con solerzia, non gli avrà certo lasciato scampo, se non altro per gli immani danni che avrà arrecato alla fauna, patrimonio indisponibile dello Stato? Mi chiedo pure, chi potrà sostituire il nostro umile ma costante e immancabile impegno in tutte le emergenze sul territorio?

Domani, i nostri compiti specialistici, perfezionati con tanta esperienza, formazione e anche facendo errori, da chi saranno svolti? Noi, come nessun altro, conosciamo tutti gli angoli dei boschi, i sentieri più tenebrosi e le valli più cupe, senza mai avere paura, di giorno come di notte, abbiamo sin da quel lontano 1907 (anno di costituzione delle guardie delle province) percorso, in ogni stagione, la nostra amata Italia con lo spirito unico e irrinunciabile di tutelarla per il bene delle future generazioni! Se potessero testimoniare, le decine di migliaia di terreni sequestrati e oggi bonificati dalle schifezze, gettate dall’uomo padrone, senza remore e senza scrupoli, trasmetterebbero sicuramente un “grazie”, per aver profuso intensamente nella tutela dell’ambiente, nostra principale missione, umana e professionale. Se potessero cantare, i milioni o i miliardi di uccelli che abbiamo salvato dalle grinfie dei bracconieri, enuncerebbero anch’essi certamente un “grazie”, per aver rischiato anche la vita, affinché pure solo un Pettirosso potesse volare libero e, spensierato nei cieli azzurri e infiniti di questa splendida nazione!  Se potessero parlare, gli alberi, i fiumi, i laghi, le campagne, i rospi, i serpenti e i lupi, direbbero immancabilmente un “grazie”, per aver donato non solo i nostri giorni e le nostre fatiche ma soprattutto le nostre stesse vite, alla tutela del bene più prezioso che abbiamo: la nostra natura!

Io, come tantissimi miei altri colleghi, abbiamo dedicato la nostra esistenza a questo lavoro, non abbiamo mai guardato il tempo, che passava inesorabile sulla nostra pelle, sottraendolo spesso ai nostri cari. Contenti e, felici di spenderci come potevamo per garantire un servizio al Paese, alla sua gente, al suo delicato e fragile territorio, che in tanti volevano violentare, credendo di farla franca! Cari miei colleghi/e, ce ne renderà grazia Dio, abbiamo tutelato il Creato, la cosa più bella che possa esistere, il nostro lavoro è stato impagabile, incredibile, immane, innegabile e fondamentale tante di quelle volte che solo il Cielo lo sa. Se un giorno, a guardare il tramonto o ad aspettare l’alba, su quel crinale della montagna, con lo zaino o gli scarponi infangati, noi, non ci saremo più, sappiate che in ogni caso, per tantissimo tempo, abbiamo offerto la nostra anima più profonda, senza mai chiedere in cambio che un soffio di vento sui nostri temerari visi.

I nostri migliori amici sono stati gli alberi e gli animali, che dietro le nostre spalle, spesso, ci hanno guardato dai mille pericoli e dai tanti uomini malvagi, che erano dall’altra parte, pronti per distruggere l’immensità della nostra natura. La nostra non è stata una favola ma una bella storia fatta di 2700 persone dal cuore immenso e dalla sensibilità non comune! Siamo nati come guardie caccia, siamo diventati poliziotti, il destino che ci aspetta è nelle mani di chi sta sopra di ogni cosa, portate, sempre e comunque la vostra dignità di uomini umili, semplici ma allo stesso tempo di grandi tutori del Creato. Abbiamo fatto il lavoro più bello e più utile che possa esistere, basta solo pensare a quando vi sarà capitato di incrociare lo sguardo profondo di un cucciolo di Capriolo, che magari avrete salvato, nonostante l’indifferenza di tanti altri, voi eravate lì, sacrificando magari anche il vostro tempo libero pur di strapparlo alla morte. Porterò sempre, quest’emozionante avventura, come il ricordo più bello della mia vita. 

Mi auguro con tutto me stesso, che si possa capire che il nostro è un servizio che abbiamo offerto al Paese, al suo splendido territorio e alla sua gente onesta. Un domani, quando parleranno quei tronchi contorti che abbiamo sorvegliato o quei leprotti che rannicchiati, aspettavano la mamma uccisa dal bracconiere, bene, quel giorno, sarà contemplato, forse, il nostro instancabile impegno e la nostra più grande passione… A tutti voi, poliziotti e poliziotte provinciali d’Italia, che sia essa, la Madre di tutte le Madri, a volervi guardare da ogni male, ovunque voi sarete, ovunque voi andrete! Grazie”.

Un poliziotto provinciale d’Italia.

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