A causa degli incendi si e’ già verificata una strage di 14 milioni di animali tra mammiferi, uccelli e rettili che popolavano i boschi italiani andati in fumo dove sono, peraltro, migliaia le varietà vegetali danneggiate dagli incendi come i boschi di querce, di faggio, di castagno, di cerro, ma anche i funghi e le erbe aromatiche”. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sui danni provocati alla biodiversità del patrimonio forestale italiano dai 6.200 roghi (+74 per cento) divampati dall’inizio dell’anno su circa 35mila ettari di terreno secondo il Corpo Forestale dello Stato. Questo è il dato al 20 agosto scorso.

Nella regione Basilicata l’incremento degli incendi e delle superfici percorse dal fuoco è di oltre il 300% secondo i dati del Corpo forestale dello Stato, riportati dal Consigliere Regionale Franco Mattia.

In Regione al 20 agosto si sono verificati oltre 350 incendi, sono bruciati più di 3.000 ettari di superficie boscata e quasi 6.000 ettari di superficie a pascolo, macchia, gariga, aree non boscate. Perdura un grave stato di carenza idrica e di stress da alte temperature per tutte gli esseri viventi piante ed animali.

Rispetto a questo grave stato della NATURA, persino l’ISPRA – Istituto Superiore per la Ricerca e l’Ambiente – l’Istituto che esprime i pareri sulla caccia- ha ritenuto di doversi “sbilanciare” e chiedere “atteggiamenti cautelativi” per evitare danni a popolazioni già stressate e quindi il rinvio della apertura della caccia e la sua eventuale sospensione se dovessero perdurare incendi e siccità.

Ma cosa succede in Basilicata?
Utilizzando gli stessi calcoli della Coldiretti, in Basilicata si può stimare che nel corso dei mesi di giugno e luglio siamo stati uccisi (400 x 9.000) circa 3.600.000 animali delle più diverse specie. A questi morti dalle prossime settimane occorrerà aggiungere tutti quelli che saranno sparati da alcune migliaia di cacciatori e bracconieri.

In particolare i cinghiali, vittime tutto l’anno ovunque di bracconieri e nelle aree protette dei cacciatori-selecontrollori, sono stati scacciati dai boschi di Irsina, di Gravina, di Verrutoli, di Igino, di Timmari, dai letti dei fiumi Bradano, Cavone, Basento ed hanno cercato rifugio verso San Giuliano.

Forse anche i cinghiali avevano posto fiducia nei cartelli “riserva- zona di protezione – oasi!” Nessuna illusione, dovranno essere abbattuti perché fanno danni, si nutrono come ha diritto naturale ogni essere vivente. Non è questione di come vengano “eliminati” i cinghiali se con colpo di fucile nella schiena da una altana o se per mannaia di macellaio nella gola. La realtà è di dare senso e sostanza alle parole OASI e PARCO, di comprendere che la convivenza sul Pianeta Terra è sempre sbilanciata e condizionata dagli interessi economici a scapito del diritto alla vita.

In Basilicata succede che le lobbies dei cacciatori siano più potenti delle coscienze dei Cittadini, siano più pervasive riuscendo ad imporre la potenza delle loro doppiette e dei loro fucili di precisione ovunque, ed infatti può succedere che a dirigere le aree protette (sic!) siano cacciatori.

Le Associazioni Legambiente Matera, Gruppo Volontari per l’Ambiente e Coordinamento per la Difesa del Randagio chiedono al Presidente della Regione DeFilippo di intervenire con ogni urgenza per evitare un ulteriore grave danno all’Ambiente ed alla Natura vietando la preapertura e l’apertura a qualunque forma di caccia e stabilendo un periodo di tregua verso gli animali di almeno un anno. Sarebbe un bellissimo gesto di PACE e sarebbe coerente con i sorrisi scambiati con il Dalai Lama, appena a giugno scorso, e farebbe in maniera che quei sorrisi e quelle parole non siano state di circostanza.

Pio Acito  –  disaster manager

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati