capua
GEAPRESS – Al di là della strada. Alcuni canoni imposti dalla moderna società rendono implicitamente schiavo il singolo individuo. Azioni che si ripetono all’infinito e trasformano l’uomo quasi in un automa. Lo stesso uomo che usa le macchine, in questo caso le automobili, e diventa un prolungamento delle stesse, come se la stessa umanità fosse ingoiata dal metallo o dall’asfalto.

Mentre ritornavo a casa ,qualche tempo fa, alla guida della mia automobile, notai un gatto che, molto lontano da dove mi trovavo, si stava avvicinando al bordo della strada. Sicuramente la sua intenzione era quella di attraversare e considerata la velocità delle auto, nonostante mi trovassi in centro abitato, con un limite di quaranta chilometri orari per non parlare del divieto di sorpasso, pensai che per il povero animaletto non sarebbe stata un’impresa semplice se non addirittura l’ultima. Dal lato opposto non arrivavano auto e vidi il gatto accennare prima a dei timidi tentativi, poi deciso si portò al centro della strada dove, però, venne bloccato dalle auto che sopraggiungevano nel mio stesso senso di marcia. A quel punto era praticamente impossibile non vederlo.

Dopo sei o al massimo sette automobili c’ero io. Decelerai e azionai le quattro frecce per permettere al gattino di completare l’impresa e nel contempo far notare a quelli che mi seguivano la presenza di “pericolo”. Incuranti della mia manovra, quelli dietro ebbero la brillante idea di sorpassare e quasi investire il gattino, che si trovava a pochi metri dalla mia auto, sempre impaurito e bloccato a centro strada. L’unica soluzione fu quella di scendere dal veicolo e fermare “a gesti” le auto che quasi non investirono pure me. Con la mia auto al centro strada, quattro frecce accese, dovetti scendere e gesticolare per far fermare tutti gli altri. Il gattino per fortuna riuscì a raggiungere l’altro lato della strada. Non feci nulla di eroico, fui solo meno indifferente, poi però per qualche istante mi pervase uno strano senso di paura. Non paura di essere investito, ma di aver letto negli occhi della gente l’indifferenza.

Quella stessa indifferenza, solo lo scorso anno ha ammazzato più di cento animali nella sola mia città, tra gatti, cani e volpi, senza contare ricci e altri animaletti. Numeri che, almeno in questo caso, riguardano il centro urbano e che,ahimè, non rappresentano una quantità precisa. Il tutto documentato con foto – spesso e volentieri criticate – e una denuncia/relazione presentata anche al Sindaco con una mappa dettagliata della città in cui si evidenziavano tutti i punti degli investimenti in cui gli animaletti avevano perso la vita. Criticità pericolosa non solo per gli animali non umani. Spesso sento dire: “si, ma gli animali sono imprevedibili, te li vedi spuntare all’improvviso…” senza riflettere che anche un bambino può essere imprevedibile e quindi cosa si fa, si investe anche lui?

Esistono le norme etiche del buon senso, nascoste da qualche parte in quella sacca dimenticata della nostra cara coscienza. Di sicuro a quaranta km orari si avrà un tempo di reazione diverso da ottanta, piuttosto che centoventi. Basterebbe rifletterci un attimo. Nel frattempo un altro gatto, l’ennesimo, ha perso la vita, investito e lasciato sull’asfalto alle 8:30 in una stradina secondaria sempre della mia città. Quando è stato recuperato era ancora vivo. Portato d’urgenza presso l’ambulatorio veterinario, dopo tutte le cure possibili, purtroppo è stato necessario ricorrere all’eutanasia, considerate le condizioni irreversibili.

Potrei raccontarne cento e altri di episodi del genere come ad esempio il caso di Nico. Un dolce cagnolone di quartiere a cui (quasi) tutti volevano bene. Investito all’una di notte,lo scorso luglio da due ragazzi su di un motociclo che dopo averlo preso in pieno – con la miracolosa fortuna di non cadere – si fermarono dopo 100 mt a controllare le condizioni della moto, incuranti della sofferenza del povero cane a terra nel sangue, per poi andare via tranquillamente. Data la velocità elevata del veicolo, l’unico testimone presente, considerata anche l’ora, non riuscì a segnare il numero di targa. Dopo aver ricevuto la sua segnalazione mi recai subito sul posto e facendo scudo con la mia auto riuscì a recuperare e caricare Nico in macchina. Lui la conosceva bene la mia auto, c’era già stato tante volte. Ci saliva anche per salutarmi quando tornavo a casa, ma questa purtroppo sarebbe stata l’ultima da vivo. La corsa contro il tempo per arrivare in una clinica privata dove purtroppo non ci fu nulla da fare. Nico morì dopo qualche ora.

Mentre scrivo sto pensando a Budino, Asterix, due gattoni e la dolce cagnolina Carol che hanno avuto un po’ di “fortuna” in più. I primi due dopo essere stati dati per spacciati ora corrono felici e sono in cerca di adozione, l’ultima è al momento paralizzata, ma sarà curata presso un centro specializzato del nord. Al di la delle leggi che ci sono e che purtroppo quasi sempre non vengono fatte rispettare, bisognerebbe ricorrere ad una buona e sana giustizia personale. Basterebbe infatti un minimo di buon senso e una lotta all’indifferenza per riuscire a cambiare tutto ciò che di marcio c’è intorno a noi. Tanti piccoli mattoncini mettono su il palazzo della vita. La vita prima di tutto. Freedom for all.

Marco Cocco – Volontario animalista di Capua (CE)