Sono diverse migliaia gli incendi che ogni anno percorrono l’Italia, sono molte decine di migliaia gli ettari di superficie che sono dati alle fiamme. Di tutti gli incendi che si sviluppano nell’anno, si calcola che almeno l’80% si concentra nei tre mesi estivi, Liguria e Piemonte sopportano i fuochi invernali e primaverili incentivati dal contributo del vento Föhn (Favonio).

Gli incendi sono una brutta accelerazione di morte per molti viventi.

Come ho scritto nel libro “Lo zen ed il fuoco” (Lineadaria 2009): “… Gaia, la nostra madre terra, riesce a costruire moltissime cose belle ed utili, lo fa da alcuni miliardi di anni con discrezione ed umiltà. Noi ci accorgiamo della bellezza di un paesaggio, della ricchezza di un bosco non appena riusciamo a pensarci un attimo, quando entriamo in sintonia con un luogo.
I mari, le montagne, i fiumi, i deserti, le steppe, i ghiacciai e le giungle sono frutto di una continua faticosa evoluzione. Lavori in corso permanenti; soggetti attivi di questi lavori sono tutti gli organismi viventi, ancora meglio se hanno terminato il proprio ciclo vitale, se sono morti al momento giusto e nella giusta quantità.
Animali piccolissimi e grandissimi, vegetali piccolissimi od alberi grandissimi, batteri e funghi assieme a tutti gli altri, con la loro morte,  svolgono la indispensabile funzione di mantenere ricca la Terra per il futuro, perché i prossimi – quelli che verranno dopo di noi –   abbiano di che nutrirsi. Ogni cosa, ogni essere ha il suo bel ciclo vitale e se lasciassimo fare a Gaia – che di esperienza ne ha tanta – avremmo un sacco di situazioni belle da godere ed un sacco di cose buone con le quali sostenerci senza provocare sofferenza.
Gli incendi invece sono dei concentrati di morte per quantità, per tempo e per innaturalità.”
 
Domenica 7 agosto, all’ora del pranzo, sono stato assieme ad altri Volontari su di un incendio nell’agro di Irsina, in provincia di Matera. Un incendio né piccolo né grande (tre ore di lavoro) un prato pascolo cespugliato ed un canneto sono stati bruciati stupidamente e criminalmente.

Abbiamo lavorato vicino alle mucche ed ai vitelli al pascolo brado, un caldo pesante nelle gole delle colline lucane. Incendio innescato da una persona ignorante ed alimentato dal vento. Tra gli sparti bruciati spicca una sorta di parete verde lungo un canale naturale di argilla, cespugli di lentisco e di perastro, spine di cardi altissimi, e lì avvinghiato, intrecciato, tessuto un nido bellissimo e nero.  Un’opera che ha richiesto a due pennuti un grande e lungo lavoro, una capacità trasmessa da molte generazioni, una specie di ricco e pieno canestro che sarebbe invendibile ed impagabile se fosse realizzato dagli umani.
Ecco, quell’incendio né piccolo nè grande ha fatto scappare i due pennuti artisti, ha bruciato il nido.
Quell’incendio ha fatto un grande danno anche ai piccoli animali, come tutti gli incendi.

Pio Acito  –  disaster manager