Pet Village, ovvero un nome ricorrente nelle polemiche animaliste di questi giorni e non solo. Pet Village, altresì Domicella, in provincia di Avellino. Canile svuotato, o almeno così sembra. Alcuni cani potrebbero già avere trovato una sistemazione definitiva, altri temporanea.

Il canile è ormai chiuso grazie agli appelli e alle mail circolate sul Web. Le più approfondite cronache animaliste di questi giorni richiamano l’intervento della Guardia di Finanza dello scorso anno (vedi articolo GeaPress). Sequestro amministrativo ed obbligo di ottemperare alle prescrizione entro sessanta giorni. Viene però da chiedersi cosa e come risulta essere stato fatto, visto il recente attuale risvolto. Domicella sequestrato, dal NAS dei Carabinieri.

Forse l’analisi del “caso Domicella” potrebbe essere vista anche alla luce di una storia ben più lunga rispetto a quella scaturita un anno addietro. Una storia che parte nel 2001 quando venne presentato il primo esposto-denuncia. A rileggerlo, sembra di trovarsi innanzi alle polemiche attuali. L’oggetto era sempre lo stesso. Le condizioni di detenzione dei cani. Guardando le cronache di allora sembrano potersi ravvisare le critiche ora piovute sull’attuale gestione. Tutto da verificare, ovviamente, ma nel 2001 venne riferito di box piccoli e non puliti, ripari inadeguati, cibo in terra, ratti (anche morti) etc. Fatti che vennero rendicontati grazie alla collaborazione dei volontari.

Va comunque sottolineato come nel 2001 il canile di Domicella aveva altra intestazione ed assetto societario rispetto a quello risultante oggi. Un cambio forse solo formale, accusano gli animalisti i quali ricordano come, nonostante gli appelli, nessuno, tra le istituzioni, mosse un dito. Non lo fecero, ad esempio, le Amministrazioni comunali, alle quali venne chiesto di non rinnovare le convenzioni.

Poi, nel 2007, arrivò la richiesta di archiviazione del P.M. Sei anni dopo, il Giudice inquirente non aveva ravvisato estremi di reato nei confronti di … ignoti! In pratica, i supposti reati, non hanno mai avuto l’onore di un teorico responsabile. La gestione, intanto, andava avanti. A prescindere dalle intestazioni societarie, i Comuni continuarono, infatti, a convenzionarsi, versando i soldi nei conti di qualcuno.

Sicuramente ignoti, ovvero senza storia nella cronaca, sono rimasti le centinaia di cani che in undici anni hanno subìto Domicella.

Domicella è potuta sopravvivere grazie ai soldi versati dai vari amministratori comunali succeduti che hanno così deciso di una parte del gettito fiscale, ovvero le tasse versate dai cittadini. Soldi che dovevano servire a reprimere il fenomeno del randagismo, senza favorire (a prescindere dalla specifica storia) possibili meccanismi speculativi che potrebbero basarsi non sulla repressione ma sul mantenimento del randagismo. Di certo, in Irpinia, una cosa non è mai venuta meno. Il randagismo.

Giuseppe Fanelli

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