La legge in merito all’accattonaggio con l’utilizzo di animali è molto chiara, soprattutto in Lombardia, anche se non è l’unica Regione italiana che ha adottato disposizioni sanzionatorie in merito.

La legge della Regione Lombardia, infatti, all’art.105, comma secondo, lettera b) così dispone: “E’ vietato esercitare la pratica dell’accattonaggio esibendo animali di età inferiore ai quattro mesi, animali comunque in stato di incuria, di denutrizione, in precarie condizioni di salute, detenuti in evidenti condizioni di maltrattamento, impossibilitati alla deambulazione o comunque sofferenti per le condizioni ambientali in cui sono tenuti o in condizioni tali da suscitare pietà.”

In caso di violazione viene prevista una sanzione pecuniaria che va da minimo euro 150 fino a 900 euro.

Ma non fermiamoci alle disposizioni regionali, anche i Comuni vengono in soccorso predisponendo nei Regolamenti Comunali sanzioni per l’accattonaggio con animali.

Così, ad esempio, il Comune di Milano, mediante Regolamento Comunale di Tutela degli Animali del 2005, prevede, al’art. 18, comma primo, che è “vietato esibire, durante la pratica dell’accattonaggio cuccioli di età inferiore ai quattro mesi, animali sofferenti per le condizioni ambientali in cui sono esposti, o comunque animali tenuti in modo da suscitare altrui pietà.

In caso di violazione viene prevista la sanzione pecuniaria da un minimo di 100 euro fino ad un massimo di 500 euro.

Risulta opportuno rilevare che l’utilizzo di animali nell’accattonaggio viene sanzionato perché dietro a questa ( triste) pratica, spesso e volentieri si nascondono ipotesi di maltrattamento o detenzione incompatibile dell’animale rispetto alle proprie caratteristiche etologiche: la sofferenza, secondo ormai un orientamento giurisprudenziale consolidato, non consiste esclusivamente in patimenti fisici ma anche in sofferenze psicologiche, essendo l’animale riconosciuto quale essere “senziente” e, quindi, seppur indirettamente, dotato di diritti.

La Polizia Locale, come le Guardie Eco-Zoofile – qualora presenti nel Comune dove si verifica l’evento – hanno autorità per intervenire al fine di accertare l’eventuale illecito e comminare relativa sanzione.

Si sottolinea, inoltre, la possibilità per le Autorità innanzi menzionate a provvedere al sequestro e successiva confisca dell’animale utilizzato per l’accattonaggio, secondo quanto disposto dall’art. 20, comma quarto, della Legge n. 689/81 che stabilisce: “E’ sempre disposta la confisca amministrativa delle cose, la fabbricazione, l’uso, il porto, la detenzione o l’alienazione delle quali costituisce violazione amministrativa, anche se non venga emessa l’ordinanza-ingiunzione di pagamento. La disposizione indicata nel comma precedente non si applica se la cosa appartiene a persona estranea alla violazione amministrativa e la fabbricazione, l’uso, il porto, la detenzione o l’alienazione possono essere consentiti mediante autorizzazione amministrativa.

In parole povere, l’agente di Polizia Locale o la Guardia Eco-Zoofila, con potere di pubblico ufficiale, ha la possibilità di provvedere alla confisca dell’animale anche se la normativa regionale o comunale di riferimento non lo prevede esplicitamente.

Avvenimenti recenti relativi al dissequestro di cani utilizzati per la pratica dell’accattonaggio da parte del competente Comune, hanno tuttavia riaperto la questione, con conseguente incertezza interpretativa ed applicativa delle disposizioni suindicate.

Ciò premesso, si auspica l’adozione da parte dei Comuni di disposizioni legislative specifiche sulla problematica dell’accattonaggio con animali al seguito, prevedendo dettagliatamente i casi in cui l’animale possa essere confiscato.

Avv. Claudia Taccani
Foro di Milano – Responsabile sportello legale OIPA

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