polizia provinciale
GEAPRESS – Intervento del Dott. Domenico Laratta Coordinatore provinciale di Cosenza del Servizio Nazionale Vigilanza Ambientale – Ittico – Venatoria della L.I.P.U (Lega Italiana Protezione Uccelli) in merito al recente emendamento n.7.501 del Sen. Pagliari, relatore del DDL cd. “Madia” n.1577, sulla riforma della pubblica amministrazione. Nel DDL, come è noto, si parla tra l’altro di un riordino complessivo delle funzioni di polizia di tutela del territorio ivi compresi i corpi di Polizia Provinciale, senza indicare il destino dei due principali corpi che si occupano prevalentemente di polizia ambientale, ovvero proprio il CFS e la Polizia Provinciale.

Le guardie giurate calabresi della LIPU, coordinate dal nucleo storico della provincia di Cosenza, sono da sempre impegnate nel contrasto ai reati a danno degli animali, contro il bracconaggio e in materia di tutela dell’ambiente.

“Leggendo gli ultimi comunicati delle associazioni che rappresentano gli ufficiali e gli agenti della Polizia Provinciale, si evince chiaramente, come sia ragionevole supporre che la Polizia Provinciale accerti una parte fondamentale di tutti i reati ambientali scoperti e denunciati in Italia. Facendo qualche calcolo, secondo i numeri enunciati e raccolti dai vari sondaggi: dati SOSE, A.I.P.P, A.I.P.A, Analisi CABS sul bracconaggio e Rapporto Ecomafie di Legambiente, pur se non in possesso di dati completi, fatte delle debite proporzioni, la sola Polizia Provinciale, accerterebbe annualmente una media tra i 5000 e i 6000 reati ambientali, con decine di migliaia di sanzioni amministrative in materia, oltre al coordinamento in capo esclusivo alla Polizia Provinciale, di oltre 12.000 guardie volontarie.
Numeri pesanti che devono essere sommati a quelli altrettanto cospicui, prodotti dal CFS, forza di polizia presente da oltre 190 anni.

C’è un serio rischio che il DDL sui reati ambientali, appena passato al Senato, una volta approvato definitivamente, non possa poi trovare una valida e concreta applicazione sul campo”. Qualora la Polizia Provinciale e il Corpo Forestale, che sono i due maggiori corpi di polizia che si occupano di reati ambientali, dovessero subire processi di depotenziamento o essere riformati in modo sgangherato, chi si occuperebbe di controllo del territorio con funzione preventiva e di contrasto ai gravi delitti contro l’ambiente?

Non è possibile immaginare un Paese senza unità specializzate nella lotta alle ecomafie, e nel DDL sui reati ambientali sono contemplati una serie di gravi delitti che prevedono nel più grave dei fatti, la reclusione fino a 15 anni in caso di disastro ambientale. La professionalità dei poliziotti provinciali, data da specifiche competenze, esperienze e formazione, non può essere dispersa in livelli inadeguati per lo svolgimento delle funzioni di polizia ambientale, come appunto è l’ambito municipale; atteso che, la Provinciale svolge anche altri importanti compiti estesi in territori spesso sguarniti da altri presidi, com’è la polizia stradale o le funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza. Inoltre, nonostante l’esiguità del personale e i limiti territoriali dei corpi e servizi di Polizia Provinciale, visti i risultati prodotti nell’antibracconaggio, si deve necessariamente ritenere che, in moltissimi territori, questo presidio è una realtà oramai insostituibile.

La proposta a questo stato di cose è già da diverso tempo in discussione nelle sedi opportune e va verso la creazione di un unico soggetto di polizia ambientale nazionale. L’unica vera riforma seria, razionale e che porterebbe innumerevoli vantaggi anche e soprattutto economici è quella di unire la Polizia Provinciale al Corpo Forestale dello Stato, un organico ideale di circa 10.000 poliziotti professionisti al servizio del bene più prezioso che abbiamo: la natura e il territorio. Altro che poi piangerci addosso sui disastri idrogeologici, che si combattono solo con un’adeguata prevenzione sul campo oltre che con leggi severe e pene certe per chi distrugge il patrimonio di tutti. Faccio un accorato appello al Governo, a tutti i parlamentari di qualsiasi schieramento politico, ai sindacati nazionali e locali, alle associazioni, affinché tutti assieme, ognuno per la propria competenza, escano dagli schemi di parte e ragionino seriamente nella direzione che c’è bisogno di dare certezze e punti fermi in una società che sta perdendo i valori più importanti. Il nostro futuro è quello dei nostri figli passa inevitabilmente dalla tutela del territorio, confidiamo nel lavoro del Governo, l’impegno di tutti, deve essere quello di fermare i bracconieri, i criminali e gli speculatori dell’ambiente, questo si potrà fare solo attuando una riforma che tenga conto assolutamente della professionalità e del prezioso lavoro quotidiano delle donne e degli uomini in divisa appartenenti al Corpo Forestale dello Stato e alla Polizia Provinciale. Uniti si vince.”

Dott. Domenico Laratta – Coordinatore provinciale di Cosenza del Servizio Nazionale Vigilanza Ambientale – Ittico – Venatoria della L.I.P.U (Lega Italiana Protezione Uccelli)

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