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GEAPRESS – Alcuni mesi fa moltissimi cittadini italiani hanno contattato i deputati europei chiedendo loro di sostenere l’emendamento dei Verdi che voleva eliminare i sussidi all’allevamento di vitelli e buoi per la corrida.

Purtroppo, come saprete, una maggioranza composta principalmente da socialdemocratici e conservatori ha ostacolato l’adozione del nostro emendamento.

Oggi è il nostro turno e, anche in nome del gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo, chiediamo il vostro aiuto su una questione che riguarda i diritti degli animali.
Da circa due anni, l’Unione Europea (rappresentata dalla Commissione) e gli Stati Uniti stanno negoziando il Transatlantic Trade Investment Partnership – TTIP, un enorme e devastante accordo commerciale.

Fin dall’inizio i Verdi Europei si sono opposti a questo trattato transatlantico in quanto riteniamo che esso sia contrario:
– al progetto ecologista inteso come ri-appropriazione da parte dei cittadini delle decisioni politiche, innovazione nel mondo del lavoro, filiera corta, decentramento del potere economico, lotta contro le disuguaglianze sociali, tutela dell’ambiente e dei consumatori, nonché
– al progetto europeo in quanto questo trattato colpirà i legami tra gli Stati membri dell’Unione e innalzerà implicitamente i rapporti con gli Stati Uniti con i quali non necessariamente condividiamo le stesse opinioni sulla società, sull’economia e sul contesto mondiale in generale.

Uno degli aspetti largamente ignorati dai negoziati sul TTIP riguarda le conseguenze in materia di benessere degli animali. Questo può sembrare banale alla luce delle questioni sociali che si presentano, ma per noi, i Verdi, è tutt’altro che trascurabile, perché il TTIP compromette irrimediabilmente la normativa europea che disciplina la qualità della vita, della salute e i diritti degli animali e, inoltre, solleva problemi di salute pubblica per i consumatori.

Certamente la legislazione europea in tema di benessere animale è lontana dall’essere perfetta e sono ancora moltissimi gli aspetti critici; tuttavia, almeno in alcuni settori come per esempio per quanto riguarda gli animali d’allevamento, è molto più avanzata di quella degli Stati Uniti dove l’unico standard esistente riguarda la macellazione e il confezionamento a scopo alimentare.

L’Unione Europea ha vietato l’uso di ormoni della crescita e ha limitato l’uso di antibiotici e di OGM nei mangimi. Allo stesso modo, il 2013 ha segnato una svolta epocale con l’entrata in vigore del divieto di sperimentazione animale per l’industria della cosmesi, un divieto che si estende al piano commerciale visto che è illegale anche l’importazione di prodotti non europei precedentemente testati su animali. Allo stesso modo, una direttiva del 2010, per quanto lontana dagli obiettivi che ci poniamo, disciplina la sperimentazione animale a fini scientifici.
Come già evidenziato, la strada del riconoscimento di veri e propri diritti per gli animali è ancora lunga e proprio per questo non possiamo permetterci alcun passo indietro e, tanto meno, alcuna condivisione di pratiche – quelle americane – che si trovano all’estremo opposto di ciò che si stiamo tentando di costruire in Europa.

Il TTIP mira a creare un grande mercato di 750 milioni di consumatori, eliminando gli ostacoli tecnici al commercio. Le lobby americane ritengono che le norme sanitarie e fitosanitarie europee costituiscano “restrizioni ingiustificate sui metodi di produzione […] che potrebbero influenzare negativamente le esportazioni di carne, pollame e latticini americani”, secondo il National Pork Producer Council.

Una panoramica più dettagliata circa le conseguenze del TTIP sui diritti degli animali è disponibile online. Esiste un blog, creato e gestito dai Verdi, che è regolarmente aggiornato e vi si possono trovare tutte le informazioni sui rischi del TTIP e gli aggiornamenti sullo sviluppo delle trattative.

Attualmente, i negoziati sono ancora in corso e i sostenitori del TTIP vogliono raggiungere un accordo entro la fine dell’anno. Il Parlamento Europeo adotterà diverse risoluzioni nel corso del mese di aprile. I Ministri nazionali che hanno il potere di decidere di porre fine ai negoziati sono regolarmente informati dello stato delle cose. A livello locale un numero crescente di città europee teme l’entrata in vigore di tale accordo e propone di dichiararsi “zone libere dal TTIP”. Alcuni siti web elencano le città che aderiscono a questa iniziativa: per esempio il sito di Ecolo, i Verdi francofoni belgi, e il Collectif Stop Tafta in Francia.

Anche se ancora non abbiamo informazioni centralizzate, altre città in Germania e in altri Paesi si sono aggiunti a questa forma dinamica di resistenza.
Con questa lettera, vi chiediamo di mobilitarvi e di contattare i vostri rappresentanti al Parlamento Europeo, ma anche a livello nazionale e locale, per chiedere loro una forte e decisa opposizione al TTIP.

Noi, i Verdi, siamo convinti che il TTIP porterà conseguenze negative e devastanti non solo per moltissimi cittadini, ma anche per i nostri amici animali e per queste ragioni vi chiediamo di sostenere questa battaglia.

Monica Frassoni
Co-Presidente del Partito Verde Europeo
Green Italia-Verdi Europei

Edoardo Gandini
Green Italia-Verdi Europei

Philippe Lamberts
Co-Presidente del gruppo Verdi/ALE al Parlamento Europeo