cinghiale II
GEAPRESS – Siamo pronti ad affrontare, per l’ennesima volta, il serio e sentito problema della caccia al cinghiale. Siamo, ormai, agli sgoccioli: tra circa un mese ripartirà la stagione venatoria e credo che sia il caso di affrontare la questione per tempo ed in modo efficace. Da anni, ormai, le leggi di mercato sul profitto e la sete di dominio dell’uomo sulla natura, stanno procurando un sacco di guai a scapito del cinghiale ma anche dell’uomo. L’ostinazione nel voler commercializzare quantitativi sempre maggiori di carni e prodotti derivanti dal cinghiale, hanno fatto proliferare allevamenti ed intensificato il ripopolamento a scopo venatorio, senza badare alle conseguenze che questo avrebbe determinato.

Il cinghiale è un animale che vive in branchi a gerarchia matriarcale. Le femmine dominanti, che si riproducono in natura una sola volta l’anno, grazie alla sincronizzazione dell’estro, lo condizionano anche nelle altre femmine del branco… in questo modo tutte le femmine avranno un solo estro. Ma, si sa, l’istinto degli animali ha come fine quello della riproduzione e così la persecuzione venatoria, messa in atto contro gli ungulati, determinano il totale sfasamento del branco. Le femmine finiscono per andare in estro più volte l’anno ed anche in età meno adulta e spesso i parti diventano plurigemellari. Insomma, dove l’uomo cerca di distruggere i branchi, l’istinto di conservazione ne modifica la struttura, rendendoli più prolifici… a dispetto dei proiettili ( questo per quanto riguarda le specie comuni di cui i cinghiali fanno parte). Tra l’altro l’incrociarsi, in allevamento, di esemplari selvatici con i maiali, determina una sorta di addomesticamento della specie, che non disdegna di avvicinarsi sempre più spesso a persone e/o abitazioni.

E qui veniamo agli episodi di avvistamenti numerosi che si sono verificati a Montemiletto e Chianche, nonché in altri paesi della nostra Irpinia e Sannio, con rischi notevoli di bissare il triste episodio di Cefalù, dove un uomo ha perso la vita e sua moglie è stata ferita, dopo ave subito la carica di un gruppo di cinghiali. Comprensibile la preoccupazione dei Sindaci, allarmati dalla presenza di un gran numero di questi animali nei loro territori, con gravi danni anche per l’agricoltura. Meno comprensibile la loro insistenza nel considerare l’abbattimento come l’unica soluzione possibile. Molti sono gli studiosi che hanno affermato con certezza che questa via conduce ad un aumento del problema. Soluzione molto efficace, invece, la contraccezione! So che può far sorridere ma un vaccino contraccettivo può essere la soluzione ideale: incruenta per gli animali ed efficace per tre/ quattro anni e pertanto realmente in grado di risolvere il problema causato dalla stessa caccia indiscriminata. I nostri territori comunali sono piuttosto piccoli, non sono in grado di sostenere la gittata delle armi usate dai “cinghialari”; le nostre colture sono necessarie a far muovere la nostra economia e poi, diciamo la verità, lasciare che i cacciatori si occupino di fauna selvatica è come chiedere agli usurai di fare una manovra economica per il paese: FOLLIA!!!

Vera soluzione è controllarli, per impedire che immettano altri esemplari in natura; multarli, se scoperti, secondo la vigente normativa, dato che il solo argomento compreso è quello che passa attraverso la tasca; impedire allevamento e trasporto di ungulati; adottare le soluzioni proposte dagli studiosi zoologi che conoscono a fondo la specie ed avere il coraggio di prendere decisione scomode, visto che l’autonomia comunale lo permette. L’appello al nostro Sindaco, ai Sindaci di Chianche e Montemiletto ed a tutti quelli che hanno riscontrato nei loro territori la stessa questione, è quello di non lasciarsi guidare da nient’altro che dal buon senso. Non si possono rischiare incidenti né continuare a rimborsare danni all’agricoltura locale quando la vera soluzione è a portata di mano.
Emilio Mauro Merola – Responsabile LAC Avellino
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