Redditometro: una prima fondamentale sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Asti, sezione II,  in riferimento ai ricorsi presentati da un contribuente che impugnava due avvisi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate di Asti aventi ad oggetto i redditi 2007 e 2008,  per ottenerne l’annullamento.

Il contribuente, infatti, proprietario di due cavalli “d’affezione” e quindi non utilizzati per attività di lucro, era stato considerato dall’Agenzia inadempiente con il fisco, in quanto avrebbe dovuto dichiarare una maggiore capacità contributiva legata alla gestione degli equini.
 
Avere cavalli implica dei costi, non solo per il loro mantenimento quotidiano, ma pure per le cure e la manutenzione necessaria. Fattori che, a parere dell’Agenzia, implicano una capacità di reddito piuttosto rilevante.

Il contribuente non si è arreso a tale “presunta” valutazione e, mediante il ricorso, ha provveduto a dimostrare che l’utilizzo dei due amati equini non implicava alcuna attività di lucro e, conseguentemente, una manutenzione degli animali sicuramente limitata rispetto a quella necessaria per dei “campioni” o, comunque, cavalli utilizzati per attività ippica.

La Commissione Tributaria provinciale, nell’udienza del 29.06.11, sospendeva l’esecuzione degli atti impugnati e, all’udienza del 12.12.11, sentite le parti, riservava la decisione.

Mediante la sentenza del 31.01.12 n. 6/2/12 è stato dato luogo ad una pronuncia fondamentale in merito al sistema di calcolo redditometrico, differenziando in modo chiaro i coefficienti utili per la determinazione del reddito.

La sentenza della Commissione ha infatti stabilito che un contribuente in possesso di due semplici cavalli da passeggiata non è tenuto, a dichiarare una maggiore capacità contributiva legata alla gestione degli animali, a differenza di come sarebbe stato ritenuto dai precedenti controlli dell’Agenzia delle Entrate.

La Commissione ha così determinato e constatato la concreta differenza tra l’attività di mantenimento di equini, destinati alle competizioni sportive e richiedenti alti costi per cura, mantenimento ecc, rispetto ai cavalli considerati da passeggiata o d’affezione, con costi di cura limitati.

L’Agenzia delle Entrate di Asti aveva così considerato tutti gli equini come beni di lusso senza effettuare alcuna distinzione di razza o tipologia di utilizzo.

Secondo questa interpretazione qualsiasi possessore di cavallo avrebbe dovuto essere considerato per il fisco come proprietario di un bene di lusso.

l giudici della Commissione hanno stabilito come i coefficienti ministeriali alla base del redditometro facciano riferimento ai cosiddetti “cavalli da equitazione” ossia cavalli che, essendo destinati all’attività sportiva, sono costosi.

In particolare, si legge nella decisione della Commissione: “Si impone dunque, nella fattispecie, un ermeneusi del termine cavalli da equitazione. In tale ottica è palese che “l’equitazione” è quell’attività sportiva che postula l’impiego professionale di cavalli di valore, onerosi nel mantenimento, nel trasporto e, soprattutto, nell’addestramento oltre che nell’acquisto; dunque, non semplicemente “l’arte del cavalcare” come sostenuto dall’Ufficio.  Pertanto, poiché dalla documentazione in atti emerge che i cavalli di cui trattasi sono due fattrici, è evidente che gli stessi vanno considerati come cavalli da passeggiata e/o da affezione, e non come cavalli da equitazione.”

La Commissione ha quindi annullato gli atti impugnati, con condanna della parte resistente alle spese di lite pari a € 1.500,00 oltre pesi di legge.

Staremo a vedere, quindi, se tale favorevole sentenza sarà confermata all’esito del procedimento di appello davanti alla Commissione Regionale competente. Per il momento possiamo, comunque, ritenere molto soddisfacente l’esito del ricorso ed importante per tutti gli appassionati del settore, distinguendo, così, anche agli occhi del fisco, cavalli d’affezione da cavalli da equitazione.

Ricordiamo, in particolare, che la legge impone non soltanto l’applicazione del sistema di identificazione individuale ( microchip) al nostro cane ( eventualmente anche al gatto ed al furetto), ma anche al cavallo. L’anagrafe equina è stata istituita dalla Legge n. 200 del 1 agosto 2003 e successivamente regolamentata dai D.M. 5 maggio 2006 e 9 ottobre 2007. Tale strumento è nato per identificare ogni cavallo e monitorarne la cessione, macellazione, morte naturale ecc.: insomma la carta di identità dell’equino.

Purtroppo, la pratica ci insegna che l’anagrafe equina non è sempre rispettata, con conseguente utilizzo dell’animale per scopi illeciti, come macellazione abusiva o competizioni non autorizzate. Una pronuncia di questo tipo, a parere della scrivente, oltre che rappresentare una interpretazione corretta ed equa del sistema di calcolo redditometrico, evita che la paura di essere considerati agli occhi del fisco proprietari di beni di lusso, possa in qualche maniera  disincentivare l’inadempimento all’utilizzo dello strumento di anagrafe equina.

Avv. Claudia Taccani
Foro di Milano

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