quaglia uccisa
GEAPRESS – Si avvierà domani, sabato 3 settembre 2016, la preapertura piemontese della stagione di caccia vedrà nuovamente coinvolta la tortora (Streptopelia turtur), specie migratrice classificata SPEC 3 il cui status di conservazione è pertanto sfavorevole in tutta Europa: l’ennesimo assurdo regalo ai cacciatori. Ma si prepara la distruzione di molte altre specie selvatiche.

Parlare di caccia in Piemonte obbliga ad una premessa che fa riferimento all’abrogazione della Legge regionale n. 70/96 operata nel 2012 dal Consiglio Regionale al solo dichiarato scopo di impedire il referendum regionale contro la caccia richiesto da 60.000 cittadini nel lontano 1987. Tale atto ha avuto come conseguenza l’applicazione della più permissiva legge nazionale n. 157/92 e aggravato il contenzioso giudiziario.

Per ben quattro anni le amministrazioni regionali di destra e di sinistra che si sono succedute hanno navigato a vista e consentito che l’attività venatoria si svolgesse in Piemonte in assenza di una legge organica di tutela della fauna selvatica e in assenza del previsto Piano Faunistico Venatorio Regionale. Senza questo studio obbligatorio non dovrebbe essere consentita alcuna attività venatoria. Hanno invece continuato ad essere cacciate specie selvatiche in grave declino o addirittura a rischio di estinzione. Nel dicembre 2015 la Giunta Regionale di centro sinistra ha presentato in Consiglio Regionale un disegno di legge, criticato fortemente dalle associazioni ambientaliste e animaliste, che accoglie gran parte delle richieste del mondo venatorio e che delega alla Giunta Regionale importanti scelte. come l’elenco delle specie cacciabili, i periodi di caccia e la definizione dei carnieri, cioè del numero massimo di capi che un cacciatore può abbattere.

Oggi questo DDL è fermo in commissione.

Nel frattempo il calendario venatorio 2016/2017 è stato impugnato al TAR Piemonte da alcune associazioni venatorie le quali ritenevano illegittimi 4 punti del provvedimento:
1) divieto di caccia per pernice bianca, lepre variabile, allodola
2) riduzione dei periodi di caccia per le specie tortora, quaglia, beccaccia, cesena,tordo bottaccio, tordo sassello e cervo;
3) restrizione del carniere per tortora, quaglia, beccaccia
4) divieto di caccia per le specie fischione, canapiglia, mestolone, codone, marzaiola, folaga, porciglione, frullino, pavoncella, moretta e combattente.

Il TAR alla fine del mese di luglio ha accolto solamente il quarto punto in quanto ha riconosciuto che la Regione non aveva adeguatamente motivato l’esclusione di 11specie selvatiche dal calendario venatorio. Alcune di queste 11specie sono a rischio di estinzione, altre da molti anni non sono cacciate nella nostra regione. Nella riunione del 4 agosto 2016 la Giunta Regionale ha pertanto adeguato il Calendario venatorio all’ordinanza del TAR inserendo altre nove specie all’elenco di quelle cacciabili (per moretta e combattente è stato invece confermato il divieto di caccia, stante lo specifico parere dell’ISPRA – Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale- massima autorità riconosciuta in Italia per i problemi faunistici).

L’assessore Ferrero si è tuttavia impegnato a fare approvare in tempi rapidi in Consiglio regionale una norma di legge per tutelare queste nove specie, ma ci risulta che a tuttora nulla sia stato concretizzato. All’interno del Consiglio Regionale sono presenti oggi maggiori sensibilità verso la tutela della fauna selvatica che nel passato, tuttavia queste sensibilità non hanno determinato concreti passi avanti nella tutela della fauna selvatica e in direzione di una rigida limitazione della caccia. Invece di andare avanti si va indietro. L’approvazione con legge del divieto di caccia per pernice bianca, lepre variabile, allodola, avvenuto lo scorso anno, è l’unico fatto positivo in una gestione regionale dell’attività venatoria lontana dalle sensibilità della popolazione, indifferente verso le regole democratiche e rivolta ad accontentare le richieste dei cacciatori. Caccia agli ungulati aperta tutto l’anno, preaperture a settembre, 39 specie cacciabili (cornacchia nera, gazza, ghiandaia, lepre, minilepre, coniglio selvatico, pernice rossa, starna, fagiano, quaglia, tortora, germano reale, gallinella d’acqua, alzavola, fischione, canapiglia, mestolone, codone, folaga, porciglione, frullino, pavoncella, marzaiola, beccaccia, beccaccino, colombaccio, tordo sassello, tordo bottaccio, cesena, volpe, coturnice, fagiano di monte, capriolo, camoscio, cervo, daino, muflone, cinghiale) caratterizzano le scelte in campo venatorio di questa amministrazione di centrosinistra. Le specie cacciabili in Piemonte erano 35 nel 1979, solo 16 nel 1988 e da allora non hanno fatto altro che aumentare fino alle 39 di oggi. Il risultato di questa politica è la distruzione di ciò che resta del patrimonio faunistico

LAC Piemonte, Pro Natura Piemonte

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