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Milioni di piccoli fringuelli, peppole e pispole protetti in tutta Europa, sono stati massacrati per anni  dai cacciatori per colpa delle deroghe alla caccia concesse da qualche regione perché schiava della lobby ingorda dei cacciatori o perché meramente interessata a qualche manciata di voti in più. Queste deroghe vengono quasi sempre usate a sproposito e in violazione della normativa Ue di riferimento, la direttiva Uccelli 2009/147/CE. Le deroghe in teoria dovrebbero essere concesse solo nel caso ricevano parere positivo dagli esperti dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ISPRA, ma visto che spesso non si tratta altro che del tentativo di scavalcare la legge, il parere risulta negativo. Ecco che, come purtroppo spesso avviene nel nostro paese, invece che mettersi in regola con la legge si cerca un escamotage per farla franca e continuare a fare i furbi.

Un nuovo Disegno di Legge adesso all’esame del Senato (“Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2013”) vuole scippare l’ISPRA del suo compito esclusivo di emettere pareri esperti e qualificati su varie questioni ambientali come, appunto, le deroghe alla stagione venatoria. Il tentativo di creare “altri istituti indipendenti anche regionali dotati di analoga autonomia tecnico-scientifica ed organizzativa” altro non è che un palese tentativo di scavalcare la funzione dell’ISPRA e avere a che fare con dei piccoli istituti locali più facilmente controllabili o almeno influenzabili dalla politica. Tali istituti, anche se “autonomi” e “indipendenti” sulla carta, avrebbero a che fare quotidianamente con le scontate pressioni di amministrazioni regionali che da anni cercano di far passare le deroghe alla caccia nonostante i pareri contrari dell’ISPRA e gli avvertimenti delle autorità europee. Insomma, visto che alcune Regioni finora hanno fatto di tutto per approvare le deroghe alla caccia, quanto saranno davvero autonomi e indipendenti questi piccoli e indifesi istituti locali? La domanda è retorica, la risposta scontata.

Facciamo un ripasso. In Italia l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ISPRA ha come compito esclusivo quello di emettere pareri esperti e qualificati su varie questioni ambientali, tra cui proprio eventuali deroghe alla stagione venatoria. Succede che invece di avvalersi di un simile professionalità, alcune autorità regionali, come il Veneto tanto per non fare nomi, non soltanto non chiedono all’ISPRA alcun parere (e quando quello chiesto non piace, viene ignorato) ma addirittura esercitano vere e proprie pressioni politiche che mirano a limitarne l’indipendenza, per esautorarne il potere e avere carta bianca per il proprio operato, una situazione gravissima che ho prontamente denunciato in Europa.

Ecco che uccelli di specie protette, piccoli migratori canori, variopinti, dal peso di 15 o 20 grammi, che vengono curati, protetti e usati addirittura a modello per dipinti e ornamenti di bellezza nel Nord Europa, vengono presi a fucilate nel Sud, a partire dall’Italia, dove in più regioni ogni anno assistiamo ad un vero e proprio Far West, fino a Malta, “il paradiso del cacciatore” dove l’ultimo corvo si è estinto decine di anni fa.

Eppure gli avvertimenti sulle deroghe ci sono eccome. In Veneto solo le passate condanne della Corte di Giustizia (e il rischio di nuove) seguite dalla minaccia di far pagare direttamente agli assessori della Giunta e ai consiglieri che avessero approvato le deroghe, sono riuscite a bloccare la caccia in deroga per la stagione venatoria di quest’anno. Lo scorso novembre, infatti, il Dipartimento per le Politiche Europee ha decretato la campana a morto della caccia in deroga scrivendo direttamente al Presidente della Quarta Commissione consiliare del Veneto avvisandolo che l’Europa avrebbe risposto al fuoco delle doppiette con quello delle sanzioni. Precedentemente anche il Commissario Ue all’Ambiente Janez Potocnik aveva avvisato per iscritto, anche alla luce delle mie interrogazioni parlamentari, che le deroghe previste dalla Regione Veneto violavano apertamente il diritto comunitario (LEGGI TUTTA LA STORIA).

Purtroppo con certi amministratori l’unico linguaggio che funziona è quello delle sanzioni. Allo sfregio dei pareri esperti degli istituti ambientali, va aggiunta l’avversione totale nei confronti delle associazioni e dei volontari, nonché l’allergia epidermica al diritto nazionale ed europeo. La battaglia che ho condotto in Veneto mostra chiaramente che queste persone, pronte a regalare deroghe pur di accontentare i loro amici cacciatori, sono disposte a fare un passo indietro solo quando si minaccia di mettere mano al loro portafogli. Dopo il mio incontro con il presidente della Corte dei Conti di Venezia, il Dipartimento per le Politiche Europee ha messo nero su bianco che “le eventuali sanzioni comminate finirebbero per gravare sul bilancio della Regione Veneto potendo essere oggetto di rivalsa sulla Regione ai sensi dell’articolo 16 bis della Legge 11 del 2005”. Va da sé che in questo caso si potrebbero definire evidenti responsabilità individuali erariali dei responsabili di queste sanzioni, in questo caso egli esponenti politici che hanno approvato le deroghe alla caccia.

Insomma, non si può abbassare la guardia. A Bruxelles ho dovuto presentare numerose interrogazioni parlamentari nonché denunciare queste angherie più volte di persona al Parlamento europeo per attirare l’attenzione delle istituzioni Ue sull’illegalità costituita da queste deroghe. Ogni anno, con l’apertura della caccia, inizia la battaglia, almeno fino a quando a ricoprire incarichi di amministrazioni locali e nazionale, non ci saranno persone più responsabili e meno prone alla lobby ingorda dei cacciatori. Adesso si sono inventati gli istituti ambientali regionali. Per quanto mi riguarda e nei limiti imposti dal mio mandato, continuerò a dare a questi signori filo da torcere.

Andrea Zanoni

Eurodeputato ALDE e vice presidente dell’Intergruppo sul Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo

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