polizia provinciale III
GEAPRESS – In merito alle riforme governative, attuate con l’approvazione in legge del D.L. n.78/2015, entro il 31 ottobre, le province d’Italia, devono individuare il personale di Polizia Provinciale, ritenuto necessario per l’espletamento di alcune funzioni fondamentali di competenza dell’ente. Inoltre, anche le regioni, possono intervenire nel processo di riordino, specie su quelle materie che sono transitate di competenza regionale. Nel caso, non intervenissero né la provincia né la regione, il personale di Polizia Provinciale, storicamente specializzato in delicati e insostituibili compiti di polizia ambientale-ittico-venatoria e non solo, transiterebbe, verso i ruoli della Polizia municipale, con criteri di mobilità discutibili e certamente, in funzioni, assolutamente diverse rispetto alle professionalità assodate dei poliziotti provinciali.

I poliziotti della Provinciale, svolgono un lavoro diametralmente opposto a quello dei colleghi della municipale, che ovviamente fanno, anch’essi, un nobilissimo quanto prezioso lavoro, però in campi e settori differenti. Allo stato attuale non sappiamo, cosa succederà tra qualche giorno, quando scadranno i termini del 31 ottobre, visto, che, stando alle notizie circolanti e, nonostante gli appelli accorati, non vi sarebbe una linea chiara finalizzata alla salvaguardia di circa 130 agenti e ufficiali di Polizia Provinciale, in servizio nei comandi calabresi. In Italia, proprio quando l’Unione Europea ci chiedeva di potenziare la vigilanza ambientale, che si è fatto? Si è deciso di smantellare un corpo con 193 anni di storia (il CFS), accorpandolo ad altra forza di polizia e per la storica Polizia Provinciale si è deciso di spacchettarla, in tre tronconi, a seconda delle possibilità economiche e, delle volontà politiche e gestionali, singole e separate, di enti locali e regioni, col rischio, di vedere una confusione e un caos assurdo, con centinaia di potenziali diversi casi, da provincia a provincia e da regione a regione.

Bisognava, invece, affermare pochissime cose e prevedere semplicemente l’istituzione obbligatoria, in ogni regione, di un servizio dedicato alla vigilanza ambientale – ittico – venatoria e su tutte le materie afferenti alla tutela e protezione della natura, in modo sistematico e non discrezionale, come bisognava dettare le linee guida, che potevano seguire le province in accordo con le regioni, per non disperdere 2.800 circa, poliziotti specializzati, che in questi anni hanno arrestato e denunciato migliaia e migliaia di eco-criminali e bracconieri senza scrupoli, questi, senza la Polizia Provinciale, sarebbero molto probabilmente rimasti impuniti, con immani danni al Paese intero e alle sue migliori risorse.

Purtroppo, la Commissione Europea, ha aperto non molto tempo fa, una procedura Pilot, propedeutica ad una procedura d’infrazione, proprio per i numerosi casi di bracconaggio denunciati in Italia, ai danni, di avifauna protetta e in più punti del Paese, nello specifico si tratta del caso EU Pilot 5283/13/ENVI “Uccisione, cattura e commercio illegale di uccelli. In un momento così delicato, sarebbe stato più naturale e logico, potenziare la vigilanza e debellare questi tristi quanto gravissimi fenomeni che ci macchiano davanti l’Unione Europea. Bastava unire la Forestale e la Provinciale per creare un corpo unico all’avanguardia, rammentando che in quasi tutti i paesi europei, esistono corpi e specialità dedicate alla protezione della natura, e che le troppe polizie italiane (statali o locali), non erano certo quelle che si dedicavano con prevalenza a compiti che domani rischieranno seriamente di cadere nel vuoto, con un salto all’indietro di decenni.  Con lo smantellamento della Polizia Provinciale, all’incirca una novantina di corpi in altrettante province italiane e degli analoghi dei servizi di vigilanza faunistica provinciali, chi tutelerà la fauna selvatica (patrimonio indisponibile dello Stato) e il già fragile, complesso oltre che violentato ambiente italiano? Vogliamo combattere il dissesto idrogeologico, senza la prima azione di prevenzione sul territorio che è la vigilanza?

In Calabria, nella sola provincia di Cosenza, la 4° più vasta d’Italia, lo scorso anno, ben l’86% di tutti i reati di bracconaggio scoperti, sono stati denunciati dalla sola Polizia Provinciale di Cosenza, la stessa provincia cosentina, risulta ai primissimi posti in Italia, per reati in materia di cattura di cardellini, mentre la regione Calabria è la terza regione d’Italia per reati di bracconaggio, con Reggio Calabria, terza provincia italiana, per lo stesso fenomeno (fonte dati CABS – calendario del cacciatore – bracconiere 2014-2015). Con una situazione cosi, già molto grave, sarebbe impensabile, non provvedere a mantenere questi presidi centrali e periferici sul territorio, domani, chi si occuperà di fermare le stragi di natura?

Un appello urgente e definitivo, va alle Amministrazioni Provinciali di Calabria e alla Regione Calabria, al di là, dei differenti colori politici, che possano trovare, immediatamente, la strada per salvaguardare fino all’ultimo agente della Polizia Provinciale in servizio, stipulino, tra di loro, una convenzione, in attesa dell’approvazione di un’apposita legge regionale di cui già c’è una bozza di proposta d’istituzione di un servizio regionale di vigilanza, affinché vengano mantenute integre le strutture e il personale, non basta solo evitare che questi professionisti vadano a fare un lavoro completamente differente, avendo vinto un concorso pubblico per tutt’altra mansione, ma occorre mantenere l’unitarietà delle strutture: tutela e valorizzazione dell’ambiente, servizi di polizia stradale, antibracconaggio e controllo dell’esercizio ittico-venatorio-micologico, tutela del demanio fluviale-lacuale e delle foreste regionali, possono essere esercitati in sinergia. Le province hanno già mezzi, strutture, attrezzature e uomini formati, la regione ha il dovere di intervenire per una sintesi di merito. Qualora questo naturale processo non avvenga, così come già fatto dalle più importanti associazioni animaliste e ambientali del Paese, tra cui ovviamente la LIPU, saremo pronti a segnalare nuovamente all’Unione Europea, quanto accade in Italia e in Calabria nello specifico, purtroppo, una delle regioni italiane ai primissimi posti per bracconaggio ed ecomafie, e dove, si ci auspica che la politica faccia sempre la doverosa parte di contrastare l’illegalità che si esplica anche tramite il mantenimento di presidi cosi importanti per la gente, il territorio e le ingenti risorse naturali, a serio rischio di depauperamento.

Non c’è tempo da perdere, l’inerzia e l’immobilismo vengano combattuti dall’amore vero, verso i verdi monti e le azzurre acque di Calabria.
dott. Domenico Laratta, coordinatore calabrese della vigilanza LIPU

 

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